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mercoledì 18 dicembre 2013

Pastorutti: con le stazioni chiuse più traffico sulle strade

IL PICCOLO
18dicembre2013
Pastorutti: con le stazioni chiuse più traffico sulle strade
BAGNARIA ARSA Il nuovo orario invernale delle Ferrovie ha eliminato undici stazioni delle 40 esistenti, esclusi i capoluoghi di provincia. Secondo il Comitato “No Tav” di Bagnaria Arsa è chiaro quale sarà il ruolo futuro dei trasporti in questa regione, solo ed esclusivamente una servitù di passaggio. Secondo il portavoce del Comitato “No Tav” Giancarlo Pastorutti, la nuova amministrazione regionale, in linea con la precedente, ha proseguito nel piano di razionalizzazione del sistema di trasporto su rotaia “sospendendo” undici fermate, per “velocizzare” e ridurre i tempi di viaggio, invece di investire sul miglioramento e il potenziamento delle linee ferroviarie locali. Inoltre a causa dell’incapacità gestionale i nuovi treni, acquistati dalla Regione un anno e mezzo fa, dovranno aspettare ancora prima di essere utilizzati. «E’ sicuramente importante che un treno sia veloce- sottolinea Pastorutti - ma lo è altrettanto che non si fermi per guasto o per qualche millimetro di ghiaccio e neve, che sia pulito, che gli utenti vengano tempestivamente avvisati di modifiche o cambiamenti e che il servizio venga gestito in modo efficiente. Il numero esiguo dei passeggeri ha causato la razionalizzazione del servizio, ma chiudere alcune stazioni è certamente la soluzione più banale per offrire un servizio di trasporto pubblico efficace. Il cittadino sarà ora costretto a scegliere tra l’autobus e il proprio mezzo. Ciò in entrambi i casi aumenterà il traffico, dimenticando i parametri della Ue che si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra almeno del 20% entro il 2020 e dell'80-95% entro il 2050». In particolare sulla linea ferroviaria Cervignano – Udine al momento sono state eliminate tutte le fermate tranne Palmanova. Quale significato, per il Comitato “ No Tav”, ha allora pensare al raddoppio quando questa linea è utilizzata solo al 30% del suo potenziale nonostante sia a binario unico? Inoltre viene definita “collo di bottiglia”, espressione che indica la restrizione reale o virtuale, di un qualcosa che genera un rallentamento e serve gli scali “fantasma” di Palmanova e di Cervignano del Friuli, quest’ultimo la “cattedrale del deserto friulana” , di fatto un semplice deposito». Alfredo Moretti 

mercoledì 11 dicembre 2013

La Tav spacca il fronte dei sindaci

IL PICCOLO
11 dicembre 2013
La Tav spacca il fronte dei sindaci
SAN GIORGIO DI NOGARO Cresce la polemica sul tracciato della Tav e il fronte dei sindaci si spacca. E il vicepresidente del consiglio regionale, Paride Cargnelutti, lancia una proposta: nessun quadruplicamento della linea ferroviaria esistente, no al tracciato Tav Illy-Sonego, si al progetto dell’eurodeputato del Ppe, Antonio Cancian. Cargnelutti ha incontrato Cancian a margine del convegno sulla piattaforma logistica del Fvg dove si è fatto il focus sul ruolo della regione in relazione ai Corridoi europei. In quell’occasione l’eurodeputato ha esposto le importanti novità sul tracciato dell’Av/Ac che passerà in regione e nella Bassa. «Con l’onorevole Cancian – commenta Cargnelutti – avevamo affrontato già ad ottobre la questione assieme agli amministratori locali. In meno di due mesi sono emerse delle importanti novità relative al tracciato dell’Av/Ac che attraverserà la Bassa e vanno nella direzione che auspicavamo. In più occasioni e anche in Consiglio regionale ho espresso contrarietà al quadruplicamento della linea che avrebbe devastato questo territorio. Gli ultimi studi aggiornati di Cancian, invece, ci presentano la possibilità, con gli opportuni adeguamenti tecnologici, di ottenere il transito delle merci e l’alta velocità passeggeri migliorando l’attuale linea ferroviaria. Il corridoio che taglia la Bassa insieme al tracciato che da Venezia arriva a Udine via Conegliano-Pordenone hanno, con opportuni interventi, già i quattro binari necessari per l’Alta capacità delle merci (tratto Ve-Pn-Ud) e delle persone (tratto costiero Ve-Ts). Le velocità di trasporto rientrano nei parametri minimi richiesti dall’Ue che non devono essere al di sotto dei 160 e 200 km/h. Questo studio - spiega - risolve il contenzioso di questi anni e non stravolge l’ambiente: l’unica tratta da migliorare sarà la Udine-Cervignano. In termini di costi l’intervento è fattibile: si passerebbe dagli oltre 7 miliardi di euro previsti a un miliardo. Questa ipotesi ha già avuto parere favorevole da parte di TreniItalia che sarebbe pronta ad intervenire in tempi rapidi. L’Europa, come ha spiegato Cancian, ha già dato l’ok alla programmazione e predisposto un ammontare economico per tutti i progetti che verranno presentati. Ora tocca alle amministrazioni locali e alla Regione non perdere la coincidenza con questa opportunità di crescita. La pianificazione del precedente tracciato Illy-Sonergo risulta superata liberando vincoli urbanistici».(f.a.) 

venerdì 22 novembre 2013

Grillini bocciati sulla mozione anti Tav Sergo: «La vecchia politica vuole l’opera»

IL PICCOLO
22 novembre 2013
Grillini bocciati sulla mozione anti Tav Sergo: «La vecchia politica vuole l’opera»
Il Consiglio affossa la mozione Tav del M5S. Al documento - che, oltre a quello dei grillini, ha incassato solo il voto favorevole del leghista Violino -, si sono opposti Pd, Cittadini, Pdl, Autonomia Responsabile e Piccin del Carroccio. Astenuta Sel. La norma sollecitava la giunta a una serie di interventi, tra i quali un'integrazione del progetto e una nuova analisi costi-benefici dell’infrastruttura. «I politici di professione – è l’accusa di Sergo (M5S) – hanno dato il via libera all’opera». L’assessore Santoro ha ricordato «che la Regione ritiene prioritari i grandi corridoi europei, quindi anche la linea ferroviaria ad Alta capacità/Alta velocità, per garantire la piena valorizzazione della piattaforma logistica regionale. Questo non significa che venga distolta l'attenzione dalle criticità delle reti esistenti». Duro l’intervento di Riccardo Riccardi (Pdl): «Visto che ha cambiato idea sulla Tav, la Serracchiani ci dica quante case dobbiamo buttare giù tra Latisana e Monfalcone». (g.s.) 

giovedì 21 novembre 2013

Il M5S incalza: «Costi e benefici dell’opera da rivalutare»

IL PICCOLO
21 novembre 2013
Il M5S incalza: «Costi e benefici dell’opera da rivalutare»
TRIESTE Approda oggi in Consiglio regionale la mozione del Movimento Cinque Stelle sulla Tav. I grillini, primo firmatario Cristian Sergo, chiedono in particolare un’integrazione progettuale da inserire nel corso dell’iter procedurale del piano preliminare sulla Nuova Linea AV- AC Venezia-Trieste. L’obiettivo, come viene precisato nel documento, è trovare «una soluzione di tracciato alternativa, volta a potenziare e a valorizzare la linea esistente per l’intera tratta Portogruaro-Ronchi dei Legionari» e non solo per la tratta tra il fiume Tagliamento e il comune di Cervignano del Friuli. Il tracciato alternativo, si legge ancora nella mozione M5S, deve prevedere anche la valorizzazione della linea esistente, che si fermi ad Aurisina e che non preveda la costruzione di altre gallerie o l’ampliamento di quanto già c’è nel territorio carsico. Ma, soprattutto, i grillini sollecitano la giunta regionale a una nuova analisi costi-benefici dell’opera. A ciò si aggiunge, stando al documento dei grillini, anche la richiesta che per la valutazione del progetto preliminare venga adottato l’iter procedurale previsto dall’articolo 165 del dlgs 163 del 2006, tutt’ora vigente, superando «il pur legittimo iter precedentemente in vigore», utilizzando un sistema «che tuteli maggiormente i territori interessanti» attraverso la convocazione della Conferenza dei servizi già in fase di approvazione del progetto preliminare. Di qui la necessità di procedere a una valutazione del “Sistema conoscitivo unitario” dei quattro tracciati di progetto, che organizzi tra loro «in modo organico e comparabile» i risultati del Metodi valutativi dei collegamenti Mestre-Aeroporto Marco Polo, Aeroporto Marco Polo-Portogruaro, Portogruaro- Ronchi dei Legionari, Ronchi dei Legionari-Trieste, come già richiesto dalla Commissione Tecnica di verifica dell’Impatto ambientale del ministero dell’Ambiente. (g.s.) 

Tav sul mare, 14 milioni gettati al vento

IL PICCOLO
21 novembre 2013
Tav sul mare, 14 milioni gettati al vento
di Marco Ballico 
TRIESTE Le due Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto contrarie. I sindaci ostili. Un commissario che ragiona da tempo su un’alternativa. Il progetto Tav lungo le spiagge venete disegnato da Italferr nel 2010 è sotto assedio. Dovesse prevalere la posizione compatta della politica, dei tecnici, del territorio contro quel tracciato, sarebbe un clamoroso esempio di cattiva gestione dei soldi pubblici. Perché il progetto preliminare è costato 14,2 milioni di euro. E rischia di diventare carta straccia. I costi Solitamente, per studi di questo tipo, si viaggia attorno ai due millesimi del valore dell’opera, in questo caso 7,3 miliardi. La società dei treni, sollecitata sui costi, risponde nel dettaglio. Per progettare la tratta Venezia-Trieste, i compensi ricevuti da Rfi quali percentuali sul valore delle infrastrutture, come previsto da contratto Rfi/Italferr, sommano circa 10,6 milioni. Il dettaglio: tratta Mestre-aeroporto Marco Polo: 1.500.134,75 euro; aeroporto-Portogruaro: 3.779.652,85; Portogruaro-Ronchi: 2.437.720,39; Ronchi - Trieste: 2.881.322,40. Totale 10.598.830,39 euro. Ma, a quanto filtra, vanno aggiunti anche 3 milioni al ministero dell’Ambiente e 6-700mile euro di spese. Si arriva così a 14,2 milioni: più o meno i due millesimi secondo tariffa. L’iter A richiedere il cosiddetto preliminare è stato il ministro delle Infrastrutture nell’ambito dell’iter approvativo dei progetti di Legge Obiettivo, lo strumento che stabilisce procedure e modalità di finanziamento per la realizzazione delle grandi opere, con il contributo anche dell’Europa, puntando anche a spostare le merci da gomma a ferro entro il 2030 prima e 2050 poi, come previsto nel Libro Bianco dei trasporti. Quello del 2010, a quanto risulta, è un progetto realizzato “in house” – e dunque senza alcuna gara –, negli uffici della società partecipata al 100% da Ferrovie italiane. Il contenuto è noto: la Tav è disegnata lungo la costa, con treni a velocità massima 250 km/h e costi di circa 44 milioni a chilometro, spesa insostenibile superando di oltre la metà la media europea. E’ dunque probabile che quei 14 milioni risulteranno inutili. L’alternativa Il commissario della Tav Venezia-Trieste Bortolo Mainardi, non a caso, lavora su un tracciato alternativo, che corre non sulla costa ma a fianco dell’attuale linea ferroviaria. Ne parla nel dettaglio, Mainardi, all’interno di una corposa relazione ricca di passaggi storico-culturali, esposta la scorsa settimana a convegno a Concordia Sagittaria, in cui si ribadisce il concetto della concretezza. «Abbiamo una linea ferroviaria da Mestre a Cervignano sottoutilizzata al 40% – spiega il commissario –, ma strutturalmente in condizione di supportare già oggi il passaggio e il trasporto di merci e raggiungere la velocità per passeggeri di 200 km orari». Considerazioni in premessa che portano all’opportunità «di interventi per fasi: prima la modernizzazione, con il potenziamento dell’esistente, poi, eventualmente, il quadruplicamento». Le Regioni Il commissario, in un’ottica di prevedere opere «economiche per la collettività, sostenibili dal punto di vista finanziario e compatibili con l’ambiente», si è visto confortato da due delibera di Fvg e Veneto. La giunta Serracchiani (poi fotocopiata dal collega Zaia che ha di fatto bocciato la linea dell’assessore Renato Chisso) chiede esplicitamente di «sospendere il procedimento e di dare contestualmente mandato a Rfi di studiare e presentare un'ipotesi alternativa e migliorativa del tracciato esistente». Integrazioni non basterebbero, servono ipotesi progettuali nuove, «mirate a valorizzare e, dove serve, a raddoppiare la linea esistente». Fondamentale per esempio «lo scioglimento del collo di bottiglia rappresentato dal bivio San Polo, importante per i collegamenti ai porti di Trieste e Monfalcone». E quei 14 milioni gettati al vento? «Vero, risorse sprecate – commenta il consulente dell’assemblea dei Comuni Andrea Debernardi –. Ma, se si procede con il progetto del 2010, si finirà con il buttarne via molte, molte di più». 

lunedì 18 novembre 2013

Tav, fondati i dubbi di San Canzian

IL PICCOLO
18 novembre 2013
Tav, fondati i dubbi di San Canzian
SAN CANZIAN D’ISONZO Le prescrizioni poste dalla giunta regionale alle progetto preliminare integrato della linea Alta velocità-Alta capacità nel tratto Ronchi-Trieste coincidono con quelle avanzate dal Consiglio di San Canzian d’Isonzo a fine settembre. Lo sottolinea il gruppo di maggioranza “Centrosinistra democratico”. La prima prescrizione della giunta regionale riprende, secondo il gruppo, la richiesta di prevedere la costruzione di una stazione ferroviaria davanti al Polo intemodale dell’aeroporto di Ronchi e non la costruzione di una semplice pensilina, come ora in progetto. Nella seconda viene richiesto lo studio per il collegamento diretto tra il porto di Monfalcone e la linea Ac-Av, la cui mancanza era stata evidenziata da San Canzian, sia nella riunione con Italferr in Provincia nel 2011, sia nelle osservazioni alla Regione. «La richiesta di sviluppare un’alternativa progettuale alla tratta Bivio Aurisina–Trieste, pensando agli sviluppi infrastrutturali futuri - prosegue il gruppo di maggioranza - non fa che confermare le nostre osservazioni, perché riteniamo inutile e non necessario il quadruplicamento in quella tratta. Anche considerando l’aumento di traffico portuale derivante dal futuro raddoppio del Molo VII di Trieste, è sufficiente l’ammodernamento della linea esistente e del nodo ferroviario di Bivio San Polo». Le osservazioni avanzate da San Canzian trovano, a detta di “Centrosinistra democratico”, un’ulteriore conferma nelle dichiarazioni rilasciate dal responsabile dei corridoi Ten-T, Roberto Ferrazza, che ha confermato la prossima presentazione del progetto della linea Av-Ac da Aurisina a Divaccia, relegando di fatto la stazione di Trieste a una stazione di fine corsa e collegata alla rete Av-Ac tramite la linea storica. «Il quadruplicamento del tratto di linea ferroviaria tra il Bivio Aurisina e Trieste - conclude il gruppo - trova solo la giustificazione di ipotizzare che tale tratto possa servire alla connessione alla rete europea dell’alta capacità del porto di Capodistria, evitando il raddoppio della linea slovena Capodistria-Lubiana, ma sacrificando 13 km di Carso triestino».(la.bl.) 

mercoledì 13 novembre 2013

Trieste-Divaccia, progetto entro l’anno

IL PICCOLO
13 novembre 2013
Trieste-Divaccia, progetto entro l’anno
di Giovanni Tomasin 
TRIESTE Entro l'inizio del prossimo anno il governo italiano e quello sloveno potrebbero trovarsi davanti una proposta di progetto per la linea ferroviaria Aurisina-Divaccia: partirà a quel punto il processo di verifica del progetto con gli enti locali e tra questi e il territorio. «Auspichiamo che per i primi mesi del 2014 gli enti incaricati di decidere dispongano di tutte le informazioni necessarie per scegliere un tracciato», ha spiegato il responsabile dei Corridoi Ten-T per ilministero, Roberto Ferrazza, a margine della conferenza interministeriale svoltasi ieri a Trieste nell'ambito del progetto Acrossee. Il progetto Il progetto, che secondo alcune stime dovrebbe costare circa due miliardi di euro per una ventina di chilometri di linea, nelle intenzioni degli enti ferroviari dovrebbe favorire il traffico di merci fra Italia e Slovenia: lo scopo è quello di consentire al porto di Trieste di fare da punto di ricezione delle merci provenienti da Suez, per indirizzarle poi via rotaia verso la Slovenia e i mercati est e nord-europei oppure verso la Francia. L'hub della Venezia Giulia dovrebbe così raddoppiare il volume dei suoi traffici. «L'università di Lubiana preparerà entro l'anno uno studio sui potenziali traffici della linea - ha spiegato Ferrazza -, che chiarirà le potenzialità dell'opera». Lo studio sarà uno dei fattori di cui i tecnici del Geie (Gruppo europeo di interesse economico, composto da rappresentanti delle ferrovie dei due Paesi) terranno conto nell'elaborare la proposta di progetto che poi sarà sottoposta al vaglio politico della commissione intergovernativa Italia-Slovenia, di cui fa parte anche la Regione Friuli Venezia Giulia. I possibili tracciati vanno da una linea parzialmente in galleria a una in superficie, basata su semplici rettificazioni della linea. Opere al risparmio Tutto al convegno di ieri, organizzato dall'Ince proprio per discutere di accessibilità transfrontaliera nel Sud Est Europa, lasciava intendere che le soluzioni privilegiate saranno quelle pratiche, veloci e poco costose. Atteggiamento obbligatorio in tempi di tragica siccità di fondi. I precedenti non mancano: il commissario straordinario alla Tav Venezia Trieste, Bortolo Mainardi, non fa mistero di propendere per una ottimizzazione della linea esistente. La Regione Fvg, da parte sua, ha chiesto che vengano privilegiati gli interventi urgenti sulle linee attuali. Sul possibile accordo tra queste posizioni e un collegamento Tav fra Aurisina e Divaccia, Ferrazza si è espresso così: «Attenzione, non stiamo parlando di alta velocità in questo tratto - ha risposto -. Si punta soprattutto ad aumentare la capacità, diminuendo la pendenza della linea per allungare i treni. Bisogna anche tener conto del fatto della grande delicatezza ambientale dell'area». La Venezia-Mestre Per quanto riguarda il tracciato da Mestre a Ronchi, Ferrazza ha detto che«Rfi, Rete ferroviaria italiana, ha sollecitato il ministero (dell'Ambiente, ndr) a dare indicazioni per le finalizzazioni del progetto di affiancamento alla linea esistente». «Adesso - ha aggiunto - il ministero dell'Ambiente chiuderà il parere di Valutazione di impatto ambientale (Via) confrontando tra loro sia l'ipotesi costiera che quella di affiancamento alla linea ferroviaria esistente». Anche in questo caso «la priorità è l'alta capacità» più che l'alta velocità. Ferrazza ha riconosciuto come «saggia» la scelta di «aggredire i colli di bottiglia» sulla rete storica, aggiungendo che «non è mai stata messa in discussione l'alta capacità in sé. Servono soluzioni ferroviarie che non siano un ostacolo allo sviluppo del porto di Trieste e dei porti dell'Adriatico. Tra fare un quadruplicamento ex novo e la linea storica con soluzione dei nodi c'è una bella differenza». Il protocollo Il project manager dell'Ince Carlo Fortuna ha detto che «in un periodo di risorse pubbliche in calo, è indispensabile concentrare l'attenzione sui piccoli progetti». La Regione Friuli Venezia Giulia ha poi firmato un protocollo per il coordinamento delle opere con gli altri partner di Accrosee: ministeri dei Trasporti, Camere di commercio, Università e altre istituzioni di Paesi dell'Unione europea e del Sud- Est.

lunedì 11 novembre 2013

Progetto Tav in giunta, salve tre opere

IL PICCOLO
11 novembre 2013
Progetto Tav in giunta, salve tre opere
TRIESTE La giunta regionale non esprime parere di compatibilità ambientale sul progetto preliminare complessivo della nuova linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità per la tratta Ronchi dei Legionari-Trieste, presentato da Italferr SpA, ma dà il «via libera», con alcune prescrizioni, a tre interventi specifici compresi nel progetto, ritenuti strategici per il sistema dei trasporti del Fvg: Bivio San Polo a Monfalcone, stazione ferroviaria davanti al polo intermodale dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari, interconnessioni in località Bivio di Aurisina. La Regione chiede a Italferr di sviluppare un’alternativa alla tratta Bivio San Polo-Bivio di Aurisina e Bivio di Aurisina-Trieste, anche in considerazione di eventuali sviluppi - sottolinea una nota della Regione - di futuri progetti infrastrutturali concernenti la rete dei trasporti della confinante Repubblica di Slovenia, prima della realizzazione del progetto. Lo ha deciso nell’ultima riunione la giunta Serracchiani, su proposta degli assessori all’Ambiente, Sara Vito, e alle Infrastrutture, Mariagrazia Santoro. Si è deciso di non esprimere il parere di compatibilità ambientale sul progetto complessivo di fronte alle «carenze documentali evidenziate e al permanere dello stato di incertezza e di insufficiente conoscenza in merito alle potenziali criticità indotte dal progetto». Per le prescrizioni, Italferr dovrà predisporre, un piano di monitoraggio sistematico dei fattori inquinanti, da sottoporre all’Arpa. Per San Polo si chiede a Italferr di sviluppare una semplificazione progettuale, che consenta una riduzione degli impatti con una ottimizzazione della rete (utilizzo binari esistenti) anche in funzione del collegamento con il Porto di Monfalcone, mediante per esempio una soluzione a scavalco. Per la stazione davanti al polo intermodale di Ronchi, Italferr non dovrà interferire, in fase di cantiere, con le aree dei laghetti di Dobbia e curare il ripristino del verde, eseguendo la manutenzione per 5 anni dopo la chiusura dei lavori. Per l'interconnessione nei pressi di Aurisina, le opere dovranno essere limitate ai tratti superficiali e a quanto indispensabile, considerando le alternative di tracciato proposte e le misure di mitigazione. Dovranno inoltre essere mantenute le caratteristiche architettoniche di manufatti eventualmente vincolati da un punto di vista storico-architettonico. «Assurdo e inaccettabile non esprimere un parere su un progetto carente dal punto di vista documentale e di cui non vengono messi in evidenza i danni potenziali» è l’attacco portato alla giunta dal consigliere regionale Cristian Sergo del Movimento 5 Stelle. 

mercoledì 30 ottobre 2013

Una mozione grillina per affondare la Tav

IL PICCOLO
30 ottobre 2013
Una mozione grillina per affondare la Tav
TRIESTE Il Movimento 5 Stelle torna a ribadire il suo fermo no alla Tav e chiede alla giunta di lavorare a soluzioni alternative. Lo fa con una mozione, presentata in Consiglio regionale. «La linea ferroviaria Alta Velocità-Alta Capacità Venezia-Trieste è insostenibile dal punto di vista economico e pericolosa per l'ambiente. Vanno ascoltati i Comuni», è la posizione espressa dai consiglieri regionali Cristian Sergo e Andrea Ussai, oltre che da i consiglieri comunali di Trieste Paolo Menis e Stefano Patuanelli. Con la mozione M5S punta, in particolare, a impegnare l’esecutivo a percorrere strade diverse, potenziando e valorizzando le infrastrutture esistenti. Una soluzione che deve riguardare l’intera tratta Portogruaro-Ronchi, e non solo quella tra il fiume Tagliamento e il Comune di Cervignano e che porti alla cancellazione definitiva di nuove gallerie o l’ampliamento di quelle esistenti in Carso. «Viste le continue modifiche e integrazioni progettuali, a questo punto chiediamo con forza che si faccia una nuova analisi dei costi benefici del progetto – ha ribadito Sergo – e che per la valutazione del progetto preliminare venga convocata la Conferenza dei Servizi, anche nella fase preliminare proprio per tutelare maggiormente i territori interessati». «È incongruente sostenere come fa qualcuno – precisa ancora il movimento – che questo progetto deve essere portato avanti per sostenere l'attività del Porto di Trieste. Gli stessi tecnici di Rfi hanno confermato che la linea attuale potrebbe sostenere un traffico fino a quattro volte superiore. Quindi il Porto può e deve esser sviluppato ma non ha alcun bisogno di una nuova ferrovia». M5S, prosegue il consigliere comunale Patuanelli, «dice no a opere di questo tipo perché le risposte date dallo Stato sono quasi sempre inaccettabili. È vero che il Porto di Trieste ha bisogno di infrastrutture ma il progetto preliminare non risponde affatto alle esigenze dello scalo. Bisogna invece intervenire sui punti di interconnessione con la rete ferroviaria, veri nodi critici del trasporto. Con un decimo delle risorse previste per questo progetto potremmo risolvere tutti i problemi. C'è poi la questione delle gallerie sotterranee che avrebbero un impatto insostenibile per il Carso e che finirebbero per inquinare le acque di falda». (g.s.) 

venerdì 25 ottobre 2013

«I sindaci favorevoli alla Tav non difendono i cittadini»

IL PICCOLO
25 ottobre 2013
«I sindaci favorevoli alla Tav non difendono i cittadini»
SAN GIORGIO DI NOGARO «La cosa che più ci sgomenta è che i sindaci, anziché difendere i cittadini dagli assalti speculativi ai loro territori, avallino candidamente progetti come la Tav e ci vengano anche a raccontare che le popolazioni, dei loro comuni, sarebbero favorevoli all’opera. Le popolazioni locali gradirebbero invece avere degni rappresentanti delle istituzioni, in grado di formulare pensieri autonomi e di buon senso, e non sindaci manipolati da burattinai da quattro soldi». Dura la replica dei comitati No Tav della Bassa friulana sulle recenti affermazioni dei sindaci di Precenicco, Latisana, Palazzolo, Muzzana e San Giorgio, in polemica con i colleghi degli altri comuni, contro il potenziamento della linea ferroviaria esistente e l’eventuale quadruplicamento delle linee nei loro comuni, come proposto dal commissario governativo Mainardi, dichiarando di volere portare avanti il progetto 2010 della Tav che, secondo loro, troverebbe il consenso di quasi tutte le amministrazioni comunali, nonché dei cittadini. «Come comitati No Tav - precisa il portavoce Giorgio Guzzon - riteniamo assurdo un eventuale quadruplicamento della linea ferroviaria in comuni che non hanno lo spazio fisico per farlo, a meno che non si vogliano demolire porzioni di paesi. Tuttavia la volontà di portare avanti il progetto 2010 non è certamente meno assurda, infatti trova l’opposizione di tutti gli altri sindaci. Questo spiega già che la Tav non ha senso: porta solo sconquassi ai paesi interessati dall’opera e chiarisce senza ombra di dubbio che l’unica soluzione possibile è ammodernare l’esistente, ove necessario. In tutti questi anni abbiamo svolto un grandissimo lavoro di informazione portando in Friuli i più grandi esperti di trasporti e infrastrutture d’Italia (Ponti, Bettini, Venosi, Cancelli, Cicconi). Tutti hanno stroncato l’opera per due fondamentali motivi: non ci sono né passeggeri né merci per giustificare una spesa folle di tale consistenza». «E' sufficiente - continua - adattare con pochi interventi la linea esistente, largamente inutilizzata, (intervenendo nei colli di bottiglia tipo bivio San Polo) per disporre di una rete ferroviaria adeguata, funzionale e efficiente, con risparmi enormi di denaro pubblico. Inoltre la Tav in Friuli sarebbe solo una servitù di passaggio perenne, con impatti ambientali devastanti, senza nessun vantaggio per la popolazione regionale». Francesca Artico

martedì 22 ottobre 2013

Moretti: subito la Tav da Milano a Venezia

IL PICCOLO
22 ottobre 2013
Moretti: subito la Tav da Milano a Venezia
VENEZIA «La priorità è completare la Tav Milano-Venezia a nord e la Napoli-Bari a sud. Chi sostiene come prioritario il corridoio Adriatico-Baltico sono altri, non io»: Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia, intervenuto a un convegno sulle politiche dei trasporti a Venezia, detta la linea sull’alta velocità e si mostra scettico sulla politica dei corridoi transeuropei nella quale crede molto invece Bruxelles.Una strategia che di fatto esclude ancora una volta il nodo di una linea veloce da Venezia a Trieste. Il Corridoio Baltico Adriatico si estende dal Nordest (Bologna-Ravenna), a salire verso i porti di Venezia, Trieste e Capodistria, quindi verso Graz, Vienna, Bratislava, per divaricarsi in Polonia verso il porto di Stetino e dall’altro lato verso Gdansk e quindi più a Nord fino ai Paesi Baltici. Secondo Moretti nella nuova legge di stabilità varata dal governo «ci sono sicuramente fondi per la Tav», anche se – puntualizza – deve ancora «ancora vedere i documenti». L’Italia insomma può fare da sola e l’ad di Trenitalia è convinto non solo che questa sia la scelta giusta ma che ci siano anche le possibili coperture finanziari. Per l’ad di Trenitalia negli investimenti per i trasporti la logica dev’essere quella che garantisce i risultati migliori. «Chiedere infrastrutture per fare tutto è semplice, ma un paese che magari ha seicento abitanti deve capire che non può avere una sua fermata del treno. E siamo alla follia pura se pensiamo ad un aggancio ferroviario per tutti gli aeroporti», ha aggiunto. Moretti si è anche aoffermato sul problema rovente del sovraffollamento sui treni: «Occorrono più risorse - ha affermato- perché i treni sono pochi e, allo stato delle cose, non possiamo fare miracoli, ma solo cercare di garantire la massima efficienza E poi ci vuole una programmazione omogenea delle linee, perché qualche sfilacciatura indubbiamente c'è, anche se occorre tempo per una programmazione dei servizi a medio-lungo termine». Per mantenere in equilibrio il settore dei trasporti in Italia bisogna recuperare «quella normalissima cosa in base alla quale chi usa un servizio ne paga il prezzo», ha detto. «Quante aziende di trasporto stanno in piedi oggi in Italia? - ha chiesto retoricamente Moretti alla platea di imprenditori - Non vi sembra che ci sia un problema di rapporti tra servizi e infrastrutture? Voglio dire questo perché altrimenti non sta in piedi niente, altrimenti non ci salviamo». Il manager delle ferrovie ha detto di attendersi passi avanti positivi dalla nuova Autorità dei trasporti: «Auspico che l'Autorità dei trasporti abbia molta più forza per poter parlare e dettare le regole a cui conformarci». pcf 

sabato 19 ottobre 2013

Niente fondi per la A4 Speranze appese all’aula

IL PICCOLO
19 ottobre 2013
Niente fondi per la A4 Speranze appese all’aula
TRIESTE Maurizio Lupi sottolineava ieri mattina via Twitter la proroga del “bonus mobili”, una delle varie misure contenute nella legge di Stabilità approvata martedì dal Consiglio dei ministri. Ma sulle infrastrutture, la competenza diretta del ministro, nessun commento. Tanto meno, più concretamente, novità. I 160 milioni per la terza corsia non sono stati inseriti in extremis nel testo del governo. Se verranno recuperati, a questo punto, sarà solo nel corso dell’iter parlamentare. L’ultima bozza della legge, perché ne continuano a circolare pure dopo la riunione del Cdm, contiene qualche ritocco. Pure a firma Lupi. Un dettaglio, ma in questo caso il ministro è intervenuto sul testo approvato dal governo lì dove si parla dell’Alta velocità Brescia-Verona-Padova e si autorizza la spesa di 120 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2019 (nelle precedente versione si faceva riferimento al 2020). Per il resto l’articolo 4, inserito all’interno del Titolo II della manovra (“Risorse per lo sviluppo e finanziamento di esigenze indifferibili”), è rimasto lo stesso nelle ultime di ore di confronto in maggioranza. Della posta per la terza corsia della A4 Venezia-Trieste non si fa alcun cenno, così come di altre tre (il completamento della copertura del Passante ferroviario di Torino, il collegamento Torino-Ceres/Aeroporto di Caselle e quello ferroviario Novara-Seregno-Malpensa) delle cinque opere «prioritarie» secondo il principio, sin qui non concretizzato, del decreto del “Fare”. A salvarsi è solo l’asse ferroviario Bologna-Lecce, per i cui lavori di adeguamento del tracciato e velocizzazione Roma mette sul piatto 400 milioni nel triennio 2014-16. Tra le altre opere finanzate, il governo inserisce la manutenzione della rete stradale Anas, la Salerno-Reggio Calabria, il Mose di Venezia, la manutenzione straordinaria di Rfi, la Tav a Brescia-Verona-Padova e Napoli-Bari. Non resta ora che l’aula. Ettore Rosato, il parlamentare del Pd che aveva ricevuto rassicurazioni dal ministro Lupi fino a poche ore prima dell’approvazione, prende atto che non c’è altro da fare. «Purtroppo». (m.b.) 



venerdì 18 ottobre 2013

La Trieste-Capodistria resta nelle priorità Ue

 IL PICCOLO
18 ottobre 2013
La Trieste-Capodistria resta nelle priorità Ue
BRUXELLES Con l’approvazione del regolamento Ten-t, in programma all’Europarlamento per fine ottobre, passerà dal 30 al 40% il contributo che la Commissione Ue potrà erogare per la realizzazione delle opere di quelle infrastrutture che rientrano nel cosiddetto «core network» intermodale dei nove corridoi paneuropei. E tra i tratti c’è anche la Trieste-Capodistria. Lo si è appreso in occasione dell’appuntamento “Ten-T days” organizzato dal commissario ai Trasporti Ue Siim Kallas a Tallin ed al quale sono intervenuti i ministri francese Frédéric Cuvillier e italiano Maurizio Lupi per parlare dell’opera strategica per l’Ue. «I due Stati - ha detto Kallas - si sono tutti impegnati a fare la loro parte». «La Tav si deve fare perchè è impensabile che l’Italia resti indietro», ha detto ieri il ministro per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato in occasione della visita al cantiere dell’opera. Con l’approvazione del regolamento Ten-t sarà possibile un finanziamento fino al 40% per la parte che riguarda le opere. Il contributo dell’Ue per scavare e attrezzare il tunnel di 57 km potrà così arrivare fino a 3,4 miliardi di euro sul costo totale di 8,5. La Francia dovrebbe mobilitare 2,2 miliardi di euro, mentre l’Italia 2,9. Cuvillier e Lupi fanno sapere che l’infrastruttura «non è più un progetto, ma un’opera ormai definitivamente avviata con lavori in corso, e che continuerà con determinazione». Ma l’Italia è presente in altri tre dei nove corridoi “prioritari” disegnati dall’Ue. Il corridoio Baltico-Adriatico, lungo 2400 km, dovrà collegare i porti della Polonia, sul Baltico, con quelli del mar Adriatico. Da Danzica, passando per Varsavia e Vienna, fino a Venezia, Trieste e Ravenna, con rami da Stettino a Katowice, da Graz via Udine a Trieste, così come via Lubiana fino a Trieste/Capodistria. Tra le opere da realizzare: l’adeguamento della linea a doppio binario Udine-Cervignano-Trieste, le interconnessioni dei porti di Trieste, Venezia, e Ravenna, con ulteriore sviluppo delle piattaforme multimodali. Il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, parte dal confine tra Finlandia e Russia, arriva al cuore dell’Europa e poi va verso sud col Corridoio del Brennero fino a Verona. In Italia poi si sviluppa verso Bologna, Roma e Napoli con rami che arrivano al porto di Genova, Livorno, Bari e Taranto, prima di raggiungere Palermo. E poi ancora Malta, attraverso le autostrade del mare. Il principale collo di bottiglia è tra Monaco e Verona, ed il Corridoio del Brennero viene ritenuta «un’opera cruciale» per il suo completamento. Anche in questo caso l’Ue è pronta a portare al 40% il contributo per i lavori. Mentre il Corridoio Reno-Alpino è uno dei percorsi più battuti d’Europa, collega i porti del nord di Rotterdam e Anversa a quello del bacino del Mediterraneo di Genova e ad altri centri economici dell’Europa occidentale. 

Crisi Ideal Standard, pressing sul governo

IL PICCOLO
18 ottobre 2013
Crisi Ideal Standard, pressing sul governo
TRIESTE Lavoro, scuola e infrastrutture. È ruotata attorno a questi temi, ieri, la giornata della giunta regionale. Giunta che ha scelto di fare fronte comune con Veneto e Lazio per tentare di trovare soluzioni in grado di scongiurare la chiusura degli stabilimenti Ideal Standard. Nel corso di un confronto a Roma con il ministro Enrico Giovannini, l’assessore al Lavoro Loredana Panariti, con gli omologhi delle altre due Regioni, ha avanzato la richiesta di condividere l’estensione della cassa integrazione in deroga per tutto il primo semestre del 2014 ai lavoratori del Gruppo Ideal Standard, per consentire l’attuazione di un piano di rilancio che tuteli l'occupazione nei tre stabilimenti di Orcenico, Frosinone e Belluno. Sempre Panariti, ieri, ha portato all’attenzione dei colleghi di giunta le “Linee di indirizzo per il dimensionamento della rete scolastica e la programmazione dell'offerta formativa”. Stando al testo approvato dall’esecutivo, entro il 2016-2017 le scuole del Fvg dovranno avere almeno 600 alunni. Il documento è funzionale all'aggiornamento del Piano regionale per il dimensionamento della rete scolastica, approvato lo scorso gennaio, e tiene conto dell'accordo, proposto a livello nazionale ma ancora in via discussione, per cui al Fvg compete l'assegnazione di 160 dirigenti per gli istituti di lingua italiana e ulteriori 14 riservati agli istituti di lingua slovena. Il documento fissa inoltre alcuni principi anche per gli anni successivi, indicando per l’appunto entro l’anno scolastico 2016-2017 il limite minimo di 600 alunni per le scuole di ogni ordine e grado; su questa base i Piani provinciali 2014-2015 dovranno indicare tempi e modalità per arrivare a questo obiettivo. Il limite di 600 alunni viene ridotto a 400 per le istituzioni scolastiche dei territori montani, delle isole e delle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche (friulano, sloveno e tedesco). La giunta, su proposta dell’assessore all’ambiente Sara Vito, ha poi chiesto, nell’ambito della procedura di Via del progetto della Tav Trieste-Venezia, un'integrazione progettuale per individuare un tracciato alternativo nel tratto tra il fiume Tagliamento e Cervignano, che si sviluppi in affiancamento alla linea ferroviaria esistente. La delibera definisce inoltre «prioritaria dal punto di vista temporale la realizzazione delle interconnessioni in località Bivio San Polo, di una fermata ferroviaria prospiciente il Polo intermodale di Ronchi dei Legionari, delle interconnessioni al Bivio di Aurisina, unitamente al raddoppio della Palmanova-Udine». Approvati infine la ricostituzione del comitato tecnico a cui compete l'analisi e la valutazione delle produzioni audiovisive regionali ammesse ai contributi e l’avvio delle procedure di riconoscimento dell'equivalenza ai diplomi universitari dei titoli conseguiti in precedenza per le professioni dell'area sanitaria della riabilitazione. 

sabato 5 ottobre 2013

Centrosinistra: la Tav stravolge i territori

IL PICCOLO
05 ottobre 2013
Centrosinistra: la Tav stravolge i territori
SAN CANZIAN Il gruppo di minoranza “Centrosinistra per San Canzian futura” difende il proprio voto di astensione sulla delibera relativa al parere sulle integrazioni al progetto dell'Alta velocità ferroviaria effettuate da Italferr al progetto preliminare della Tav. «La maggioranza presenta una proposta di delibera in merito alle osservazioni sulla Tav - spiega il gruppo -. La minoranza si dichiara d'accordo sulle proposte di integrazione, perchè volte a difendere e tutelare la popolazione locale, però dichiara di non poter accettare l'affermazione contenuta in uno degli allegati alla delibera che considera “necessaria per lo sviluppo futuro del Paese la costruzione della linea Av-Ac”». Il gruppo ritiene che, proprio in virtù del presumibile rapporto costi-benefici dell'opera, in un momento di grave crisi economica, «non si può accettare il progetto di Alta velocità». «Noi riteniamo importante intervenire per potenziare l'attuale linea ferroviaria - ribadisce il gruppo - e non certo per interventi faraonici atti a stravolgere la struttura dei nostri territori. Ecco perché in sede di votazione i consiglieri di “Centro sinistra per San Canzian” si sono astenuti. Secondo la logica della maggioranza - prosegue - l'astensione significa “non volere che i cittadini siano indennizzati”. Non si capisce bene da dove derivi una tale conclusione. A meno che non si pensi che l'intento sia quello, ampiamente esercitato, di gettare discredito sulla minoranza, adottando qualsiasi pretesto, spesso inconsistente. Questo però è il modo di fare politica nel nostro Comune. Non resta che rassegnarsi - conclude - e continuare con serietà a fare il nostro lavoro di consiglieri di opposizione». 

venerdì 4 ottobre 2013

Il Veneto affonda la Tav “balneare”

IL PICCOLO
04 ottobre 2013
Il Veneto affonda la Tav “balneare”

di Marco Ballico 
TRIESTE Luca Zaia, una decina di giorni fa, aveva parlato del progetto di far transitare la Tav da Venezia e Trieste lungo la costa veneta come di «pura fantasia». Ieri la sua giunta ha concretizzato quell’affermazione approvando la delibera che conferma la scelta di realizzare l’alta velocità lungo il tracciato dell’attuale linea ferroviaria. Una posizione che, pur su tratte diverse, sposa la tesi della giunta Serracchiani, contraria al progetto disegnato da Rfi nel 2010 che prevedeva appunto la soluzione litoranea, sostenuta in particolare dall’assessore ai Trasporti Renato Chisso. Non a caso, già ieri sera, la presidente del Friuli Venezia Giulia parlava di quella della Regione Veneto come di una «delibera importante perché il tracciato lagunare è una minaccia complessiva alla realizzabilità dell’opera, sia per i costi sia per l’impatto ambientale». Un’intesa a Nordest, in sostanza. Con Serracchiani che ha già chiesto che in sede di Valutazione di impatto ambientale le integrazioni di Rfi riguardino proprio il potenziamento e l’eventuale raddoppio della linea attuale. La presidente ha pure auspicato che nel passaggio di Via le due Regioni possano assumere una posizione comune. Nell’attesa del confronto al ministero, con il provvedimento di ieri Zaia ha di fatto promosso la proposta del commissario Bortolo Mainardi: per l’alta velocità in Veneto è sufficiente potenziare l’esistente, quadruplicando la linea. Una questione, oltre che ambientale, anche di costi: 44 milioni di euro a km per un nuovo tracciato, ha da tempo evidenziato Mainardi, non sono sostenibili. Dopo la risoluzione del Consiglio regionale veneto, le espressione della Soprintendenza e del mondo ambientalista, la giunta Zaia viene dunque ora definitivamente incontro alle richieste degli enti locali che mai avrebbero voluto i treni veloci in zona spiagge. «Scandaloso che Roma continui a considerare valido un progetto senza senso né consenso, categoricamente bocciato da tutte le amministrazioni comunali», osserva Zaia pensando a quanto proposto da Rfi tre anni fa e mai digerito dal territorio. Sempre secondo Zaia, infatti, il cosiddetto tracciato basso «avrebbe tagliato in due la campagna delle bonifiche, era ambientalmente insostenibile e aveva un impatto elevatissimo. La linea in affiancamento a quella esistente prosegue – dovrà essere approfondita allo stesso livello di progettazione di quanto predisposto da Rfi e prevedere soluzioni prevalentemente in galleria artificiale in corrispondenza dei centri abitati, allo scopo di minimizzare l’impatto ambientale». Se i sindaci veneti mescolano soddisfazione e critiche a una giunta «che ha perso tempo prima di cambiare idea», parole di Simonetta Rubinato (Roncade) e Silvia Conte (Quarto d’Altino), entrambe del Pd, quelli Fvg attendono di capire quali effetti ci saranno sulla tratta regionale. «Rimaniamo alla volontà manifestata da Serracchiani – dice il sindaco di Bagnaria Arsa Cristiano Tiussi – di costituire un tavolo tra Regioni, commissario, Rfi, Italferr, e speriamo anche Comuni, per valutare i prossimi passi».

mercoledì 2 ottobre 2013

«No alla Tav senza una tutela per le case»

IL PICCOLO
02 ottobre 2013
«No alla Tav senza una tutela per le case»

SAN CANZIAN D’ISONZO Pur ritenendo il progetto dell'Alta velocità-Alta capacità ferroviaria necessario per lo sviluppo futuro del Paese, amministrazione comunale e maggioranza al governo di San Canzian d'Isonzo preannuncia parere negativo nel caso in cui non siano accolte le osservazioni già presentate nel 2011. «E di cui non c'è alcuna traccia nelle integrazioni apportate da Italferr su richiesta della commissione di Via», ha sottolineato nell'ultima seduta del Consiglio comunale il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Luciano Dreos. Tant'è che questa volta l'amministrazione comunale è stata impegnata dal Consiglio a inviare il giudizio non solo alla Regione, ma anche, direttamente, ai ministeri coinvolti e agli esponenti politici del territorio. Il documento ribadisce quindi come imprescindibile l'allargamento della fascia di rispetto a 30 metri dalla linea. In questo modo le abitazioni da abbattere sarebbero 30, ma si eliminerebbero i pesantissimi disagi per chi si troverebbe a ridosso dei 10 metri di distanza dal tracciato. In ambito residenziale si chiede di nuovo la formazione di una fascia boscata di mascheramento delle barriere antirumore e che nelle zone extraurbane, dove non ci saranno pannelli fonoassorbenti, sia eseguito un terrapieno di mitigazione visiva. Vengono riproposte tutte le perplessità espresse a inizio 2011 sulle fasi di cantiere. A iniziare dalla richiesta di mantenere il cavalcaferrovia esistente di Pieris fino a quando non venisse costruito quello nuovo, prospettato dal progetto di Italferr. «In caso contrario una mole enorme di traffico attraversebbe Begliano», ha ricordato Dreos. Nel documento si richiede anche un'analisi costi-benefici dell'opera e la precisazione degli scenari dal punto di vista dei volumi di traffico, rilevando, inoltre, che il progetto preliminare non contiene alcuna previsione di raccordo tra la nuova linea e il porto di Monfalcone. Pur condividendo l'esigenza di tutelare la comunità, i quattro consiglieri presenti del Centrosinistra per San Canzian futura si sono astenuti, confermando la scelta di non ritenere "necessaria" la Tav, a differenza dell'amministrazione comunale. «Il gruppo di minoranza astenendosi ha scelto di non scegliere - attacca il gruppo di maggioranza Centrosinistra democratico -, accettando però così supinamente tutto quello che ci vene proposto da Italferr. Astenersi dal presentare osservazioni significa non richiedere compensazione per i cittadini, non avere nessuna opera di compensazione viaria a seguito dell'insediamento dei cantieri e accettare la chiusura della regionale 14 a Begliano». Significa, ancora secondo la maggioranza, «considerare indispensabile la costruzione del nuovo raccordo tra il Bivio D'Aurisina e Trieste, benché non sia supportato da analisi tecniche e trasportistiche» e «accettare che il porto di Monfalcone non sia collegato alla linea di alta capacità, limitandone l'operatività futura». Laura Blasich 

martedì 24 settembre 2013

Pisapia sulla Tav: «Il piano devasterà il nostro Carso»

24 settembre 2013 
IL PICCOLO
Pisapia sulla Tav: «Il piano devasterà il nostro Carso»
RONCHI DEI LEGIONARI. Un voto unanime, sintomatico del pensiero che ha tutta la comunità sul progetto dell’alta velocità ferroviaria. Il Consiglio di Ronchi dei Legionari ha espresso le sue perplessità sul progetto dell’alta velocità ferroviaria che dovrebbe svilupparsi dalla stazione dell’aeroporto fino a Trieste. Un “no” ribadito anche dal capogruppo del Pd. «Lo stesso commissario sull’alta velocità – sostiene Francesco Pisapia – lo ha ritenuto dispendioso e ben poco praticabile. Se lo dice un esperto e una persona che è stata designata per coordinare il progetto, dobbiamo credergli. La praticabilità e l’utilità del piano sono qualcosa di percorribile fino allo scalo aereo regionale, ma non possiamo pensare alla devastazione del Carso in nome di qualcosa che sarebbe un bagno di sangue sotto il profilo economico e ambientale». Pisapia sottolinea un aspetto fondamentale di questa proposta che prevede anche la demolizione di alcune abitazioni: «Mai e poi mai darò il mio voto ad un qualcosa che preveda azioni del genere, azioni che andrebbero a creare non pochi problemi ai cittadini». Ora si aspetta la formulazione di un nuovo ordine del giorno che possa coinvolgere tutti i Comuni del mandamento interessati al progetto.(lu.pe.)

venerdì 20 settembre 2013

Comune, giunta bocciata sulla Tav

20 settembre 2013
IL PICCOLO
Comune, giunta bocciata sulla Tav

Non passa in Consiglio la delibera del “non parere”. Cosolini: «Ora basta, serve un chiarimento»
di Fabio Dorigo

Rischiare la crisi su un “non parere”. A Trieste succede. La maggioranza di centrosinistra del Comune finisce sotto per la prima volta dopo oltre due anni su una delibera sulla Tac/Tav che non delibera nulla. Da non credere. Tutto accade a notte fonda in Consiglio comunale con la votazione sul documento equilibrista messo a punto dall’assessore Umberto Laureni: 19 contrari e 17 favorevoli. Maggioranza bocciata proprio a inizio anno scolastico e a ridosso del report di metà mandato. Un corto circuito politico che è riuscito a saldare gli opposti: i No Tav con i pro Tav. A promuovere il “non parere” della giunta il Pd in blocco (il partito del sindaco), i Cittadini e Trieste cambia. L’ala sinistra, con Sel e Federazione di sinistra in prima fila, hanno votato assieme all’opposizione (Forza Italia, Pdl, Un’Altra Trieste, Movimento 5 Stelle, Lista Dipiazza, Lista civica indipendente). Con loro anche Paolo Bassi, ex Idv ora nel gruppo misto.
E la sospensione del giudizio sull’Alta velocità ferroviaria diventa una “sospensione” della maggioranza. “Epochè” alla greca. La maggioranza che decide di non decidere. Con il sindaco Roberto Cosolini che in aula, nel cuore della notte, preannuncia “conseguenze politiche”. Fortuna vuole che la Tav (facile immaginarne il motivo) non sta nel programma di coalizione. «Non possiamo fare finta che non sia successo nulla. La sconfitta della giunta c’è stata. Abbiamo subito una battuta di arresto» ammette a malincuore il primo cittadino annunciando un chiarimento («Meglio di verifica che sa di vecchia politica»). Anche perché ormai non si contano le volte che Sel o la Federazione della sinistra si smarcano dalle scelte della giunta. Un anno fa, sempre sulla Tav, venne in soccorso parte dell’opposizione, a far passare il parere favorevole condizionato a una serie di prescrizioni (che Italferr ha accolto solo in parte). «Adesso basta. C’è bisogno di un chiarimento. Dirò le cose che intendo fare nei prossimi due anni e chiederò responsabilità da parte della maggioranza. Voglio sapere chi ci sta. Chi non vuole starci è libero di non starci più. C’è un patto, ma non un obbligo. Nessun appello alla disciplina anche se ogni tanto un po’ di disciplina ci vorrebbe» chiarisce Cosolini che non vuole essere cotto a fuoco lento. E intanto difende la delibera bocciata («Non è vero che non diceva nulla. Anzi ha un precedente illustre: la giunta Illy approvò due libere senza parere sul rigassificatore») e il suo assessore Laureni («Gode della mia stima incondizionata»). «La realtà è che nessuno può cantare vittoria. Il voto contrario ha visto prevalere i sostenitori del no aprioristico e ideologico e quelli del sì senza condizioni della Tav. Un pasticcio» sottolinea Cosolini. Che alla Tav è favorevole.
«La mia delibera era un tentativo di mediazione. Si sa: io sono contrario alla Tav e il sindaco è favorevole» ammette con onestà l’assessore Laureni. «Mi dispiace che il mio partito non abbia capito la novità della delibera: è il primo mezzo passo indietro del Comune dopo sei pareri favorevoli espressi in passato». E così la Regione si troverà senza il parere del Comune di Trieste (nella migliore delle ipotesi avrebbe avuto una delibera con un “non parere”). E anche vero che la prima bozza della delibera dell’assessore Laureni esprimeva un parere contrario.
«È un buon momento per il movimento No Tav, ma un brutto momento per il centrosinistra al governo della città» sintetizza Marino Andolina, capogruppo della Federazione della sinistra. Marino Sossi, capogruppo di Sel, non presente in aula al momento del voto per problemi di salute, esulta: «Finalmente viene così rispettato il voto contrario dei comuni minori e dei consigli circoscrizionali. Quello che non capisco è il Pd che a Duino e Sgonico vota in un modo e a Trieste all’opposto. Non ha una linea neppure a livello provinciale. Noi, invece, dobbiamo chiarire la posizione ambigua tenuta dal nostro assessore». Il Pd difende la sua “non scelta” comunale. «Il voto contrario in Consiglio - spiegano il capogruppo Giovanni Maria Coloni e Mario Ravalico - è stato il frutto dell’estemporanea saldatura fra posizione opposte. Si potrebbe dire che stavolta è prevalso il partito del “no se pol”: spiace che anche una parte della maggioranza abbia preso questa posizione e non si potrà non trarne motivi di seria riflessione per il futuro».
Conseguenze politiche? «Se qualcuno vuole conseguenze politiche da questo voto, se ne assume tutta la responsabilità - dice il saggio presidente del Consiglio comunale Iztok Furlanic -. La Tav non era inserita nel programma amministrativo proprio perché si sapeva che non era possibile trovare accordi». Un “non parere” già scritto prima della delibera.


«È giunta l’ora delle larghe intese?»

20 settembre 2013
IL PICCOLO
«È giunta l’ora delle larghe intese?»
La provocazione di Ferrara e de Gioia. M5S: «I cittadini vogliono risposte chiare» 
Il “non parere” sulla Tav unisce il “sì” e il “no” all’Alta velocità ferroviaria. Un compromesso che, secondo alcuni, potrebbe addirittura preludere a un cambio di maggioranza. Le grandi intese che stanno tramontando a Roma potrebbero risorgere a Trieste.
«Ora dall’abile stratega Cosolini ci aspettiamo un’ulteriore mossa. Quella, cioè, di riportare immediatamente la delibera in Consiglio comunale con il suo parere, quello favorevole. Senza inutili compromessi con Sel e Federazione della Sinistra e con un risultato certo. Maggioranza garantita con i voti di Pdl e Pd. Che si stia preparando la grande coalizione anche a Trieste per evitare i ricatti politici della sinistra?» si interrogano Maurizio Ferrara e Roberto de Gioia, gli ex leghisti che hanno fondato la Lista Civica Indipendente. Fantapolitica? Illazioni? Chissà. Michele Lobianco, consigliere di Fli, parla di «intense sfumature pirandelliane e di un impossibile compromesso che il sindaco ha ricercato con la "sinistra estrema",creando di fatto un vero "papocchio" sonoramente bocciato. Ora non c'è né delibera né parere e né maggioranza». Tutto sbagliato, tutto da rifare. L’opposizione che l’altra notte ha votato compatta (non capita spesso) assieme alla sinistra non ha una linea comune sulla Tav. Il Movimento 5 Stelle è, per esempio contrario. «Sulla Tav a Trieste tutti i cittadini che si oppongono a questa opera assurda e inutile hanno ottenuto ieri una piccola vittoria» dichiarano i consiglieri comunali Paolo Menis e Stefano Patuanelli. «Per fortuna il Consiglio comunale ha bocciato la “non” delibera - aggiungono i due portavoce del M5S -, un documento che il centrosinistra ha presentato senza prendere posizione univoca sulla Tav. I cittadini chiedono risposte chiare e la politica non può rispondere con non pareri».