Visualizzazione post con etichetta Il Messaggero Veneto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il Messaggero Veneto. Mostra tutti i post

giovedì 10 aprile 2014

Nuova Tav: i sindaci della Bassa non sono contrari

IL MESSAGGERO VENETO
10aprile2014
Nuova Tav: i sindaci della Bassa non sono contrari
UDINE Il progetto della Regione di realizzare l’alta velocità ferroviaria per l’ammodernamento del collegamento Venezia-Trieste in più fasi, con un primo intervento finalizzato ad accelerare la tratta già esistente, non trova la contrarietà dei sindaci dei Comuni interessati che, ieri, sono stati ricevuti dalla presidente Debora Serracchiani e dall’assessore Mariagrazia Santoro. La governatrice e la titolare della delega alle infrastrutture hanno presentato ai primi cittadini quanto ottenuto dal ministro Maurizio Lupi a fine marzo: una serie di interventi sull’alta velocità scaglionati in più fasi ed economicamente meno impattanti del previsto. «Il lavoro che la Regione ha portato avanti in questi mesi - ha detto Serracchiani -, non è alternativo alla Tav, a cui il Fvg rimane assolutamente favorevole. Semplicemente tiene conto di tutte le criticità del tracciato disegnato nel 2010, sia nella parte Veneto-Ronchi dei Legionari sia nella tratta che poi porta a Trieste, e considera anche le due delibere di Giunta che indicavano alcuni problemi di compatibilità ambientale ed evidenziavano altre criticità del progetto originario». Nel corso dell’ultimo incontro svoltosi nella capitale, il Fvg, assieme al Veneto, ha dato il via libera alla proposta di Rete ferroviaria italiana (Rfi) che a fronte di un investimento complessivo di 1 miliardo e 800 milioni, porterà a una diminuzione dei tempi di percorrenza sulla direttrice Trieste-Venezia sino ad arrivare a un’ora e otto minuti per congiungere i due capoluoghi regionali. Gli interventi previsti dal disegno di Rfi prevedono il superamento dei principali colli di bottiglia presenti sulla tratta – nodo di Udine, tracciato Udine-Cervignano, bivio San Polo e fase d’ingresso a Trieste – in virtù di una serie di ammodernamenti di natura tecnologica finalizzati alla velocizzazione complessiva della rete esistente. La copertura finanziaria sino a qui garantita e stanziata è collegata ai fondi erogati all’interno del decreto del “Fare 1” – 30 milioni di euro – che serviranno per velocizzare la Trieste-Venezia, con alcuni cantieri che hanno già visto la luce, e ai 10 milioni di euro per risolvere i problemi del nodo di Udine, mentre altri 60 milioni sono stati prenotati nel prossimo contratto di programma. Restano da trovare le coperture economiche necessarie, invece, al raddoppio della tratta Udine-Cervignano – stimato in 250 milioni -, e agli interventi sul bivio San Polo. Mattia Pertoldi  

mercoledì 2 aprile 2014

Tav, il commissario: soldi solo sulla carta

IL MESSAGGERO VENETO
02aprile2014
Tav, il commissario: soldi solo sulla carta
di Martina Milia 
PORDENONE Commissario arrivederci. Almeno per l’alta velocità. Bortolo Mainardi ha concluso lunedì il suo compito di commissario della tratta alta velocità/alta capacità tra Venezia e Ronchi dei Legionari e il suo incarico non sarà prorogato. Non per volontà del Friuli Venezia Giulia, almeno. In Veneto, invece, l’assessore Chisso si starebbe muovendo per ottenere un Mainardi bis. «Anche in considerazione dell’esperienza fatta nel passato – fa sapere la presidente Serracchiani – per il Friuli Venezia Giulia l’esigenza prioritaria è che, con il ministero, con Rfi e con i Comuni, vi sia un dialogo di livello adeguato e costante. Date queste condizioni, non si ravvede l’esigenza di un regime commissariale». La partita, però, è più che mai aperta: Mainardi ha ottenuto che il progetto Rfi del 2010, contestato dalle popolazioni locali, fosse accantonato (l’ultimo vertice al ministero il 26 marzo) e che Ministero e Regioni optassero per uno studio di fattibilità prima (nel caso del Veneto c’è già, non è così in Friuli) e di un progetto preliminare poi, orientati al potenziamento dell’esistente. «Il Ministro e i due presidenti – conferma Mainardi – hanno convalidato questa linea con atti formali. L’Ad di Rfi(Elia) ha delineato i costi probabili della modernizzazione della linea esistente (da Venezia a Trieste) in 1,8 miliardi di euro al posto dei 7,4 previsti dal progetto 2010. Non posso che essere contento e credo di poter dire che sono stato e non ho semplicemente fatto il commissario». Ma la spesa ipotizzata non va confusa con le risorse oggi a disposizione. «Non mi risulta – dice Mainardi – che nel contratto di programma di Rfi 2014-2017 ci siano i finanziamenti». Per quel che riguarda gli interventi tra Mestre e Ronchi, il commissario ha ipotizzato una spesa di 800 milioni: 250 milioni per il raddoppio della Cervignano e l’adeguamento del nodo di Udine, altri 40 per la soppressione di 7 passaggi a livello. Poi, tra le soluzioni in economica, ci sono 90 milioni per lo sdoppiamento del bivio San Polo - Monfalcone. Il resto in Veneto. Solo dopo la prima fase si potrà pensare al quadruplicamento della linea, «che va comunque previsto in fase di progettazione – dice –. Così come ritengo che, per la tratta Latisana–Palazzolo, la soluzione da studiare sia in galleria». Per Mainardi il bilancio personale è positivo. «Ho cercato da subito di dialogare coi territori e trovare soluzioni che fossero condivise. Sono soddisfatto di aver svolto un compito con la professionalità richiestami. Non è stato facile capire, ascoltare, riassumere e proporre soluzioni correndo anche contro il tempo. Sono orgoglioso di averlo fatto per il mio Nordest». Un eventuale proroga del suo incarico dipende comunque dal ministro (sentiti i presidenti). «Io spero e mi auguro solamente che non si rallenti un’auto ben guidata ed in corsa contro il tempo, sarebbe un modo di ragionare pericoloso, sarebbe perdere ulteriore tempo, forze e idee. I Corridoi europei devono essere realizzati entro il 2030».

sabato 21 dicembre 2013

Cargnelutti (Ncd): il tunnel sott’acqua è fantascienza

IL MESSAGGERO VENETO
21dicembre2013
Cargnelutti (Ncd): il tunnel sott’acqua è fantascienza
UDINE «Il tunnel sott’acqua per la Tav ricorda molto un racconto di fantascienza di Asimov. Il territorio e le istituzioni devono presentare progetti concreti non c’è più tempo da perdere. La proposta dall’ingegnere onorevole Antonio Cancian di adeguare la rete ferroviaria esistente sull’alta capacità-alta velocità al momento e l’unica strada percorribile, economicamente sostenibile e non impattante per il territorio. L’Europa ha indicato il percorso, sarebbe un delitto ora perdere tempo con viaggi di fantasia e non cogliere questa opportunità per il Friuli Venezia Giulia». A intervenire sul racconto presentato dall’architetto De Simone è il vice presidente del Consiglio regionale del Fvg, Paride Cargnelutti. «L’idea di De Simone – precisa Cargnelutti – per altro presentata da più parti senza fortune, senza un progetto serio di finanza è impraticabile». 

venerdì 20 dicembre 2013

Tav, c’è l’ipotesi del tunnel sott’acqua

IL MESSAGGERO VENETO
20dicembre2013
Tav, c’è l’ipotesi del tunnel sott’acqua
UDINE Boccia il quadruplicamento della linea esistente ma anche lo sdoppiamento a Mestre e l’idea di far passare l’alta capacità lungo la linea Pontebbana (come proposto dall’europarlamentare Antonio Cancian). Perché «sono ipotesi pericolose. Non è sostenibile far passare treni ad alta capacità nelle stazioni esistenti». Per Fernando De Simone, esperto in costruzioni sotterranee e referente per due delle maggiori società nella progettazione di tunnel (Tec tunnel e Norconsult, olandese la prima e svedese la seconda), la soluzione è un tunnel sottomarino – valore 5 miliardi di euro da realizzare con finanza di progetto – per trasportare da un lato le merci e dall’altro, attraverso un sistema cadenzato di metropolitana, le persone interessate a raggiungere le spiagge di Jesolo, Caorle e Lignano (collegate al tunnel con bypass). Fantascienza? Il progetto è già sul tavolo delle due regioni da un paio d’anni. «Lo abbiamo presentato anche alla presidente Serracchiani – spiega il tecnico – e riteniamo sia l’ unica ipotesi credibile». I vantaggi duplici: ambientali e di sicurezza. «Qualche giorno fa è accaduto un incidente a Marghera un convoglio che trasportava gas liquido ha preso fuoco. Ma viaggiava a 20 all’ora e il peggio è stato evitato. Cosa accadrebbe se succedesse su un treno che viaggia a 160 chilometri orari?. Una strage peggiore di Viareggio». Incendi in tunnel sotterraneo, invece, «comportano rischi solamente per chi si trova a bordo del treno merci, un paio di persone a viaggio» rivendica De Simone. L’architetto giudica inattuabili le ipotesi in galleria proposte dai progetti che puntano a lavorare sul potenziamento o rafforzamento dell’esistente «anche se potenziare la linea esistente è giusto, ma non per far passare le merci in alta capacità. In Italia la pendenza massima che può superare un treno per il trasporto merci è di 15 metri di profondità ogni 1000 metri di lunghezza. Per arrivare quindi al tunnel posizionato a circa 30 metri di profondità servirebbero due chilometri per scendere e altri due chilometri per risalire. I centri che si susseguono da Marcon a Portogruaro distano pochi chilometri l’uno dall’altro per cui, seguendo questa idea, costruiremmo le montagne russe». E poi «la velocità oraria dei treni sarebbe di gran lunga inferiore a quella attuale. I costi per la realizzazione dei tunnel vicino a circa 2000 abitazioni incalcolabili in termini di denaro e tempo». E come si trovano 5 miliardi? «L’opera si autofinanzia trasportando 30 mila mezzi pesanti al giorno – ipotizzando un costo di 50 euro a viaggio – garantirebbero di rientrare dell’investimento in dieci anni. Se poi andassimo a calcolare il flusso che sarà garantito dalla Orte-Mestre, i numeri aumenterebbero di gran lunga». Ma per far fronte ai camion si sta lavorando alla terza corsia. Opera che per De Simone «non serve. Negli Stati Uniti hanno smesso di sventrare il territorio perché si sono resi conto che aumentando le corsie non superi i colli di bottiglia. Solo noi – aggiunge – non l’abbiamo ancora capito». Martina Milia

mercoledì 18 dicembre 2013

Treni senza fermate, sale la protesta

IL MESSAGGERO VENETO
18dicembre2013
Treni senza fermate, sale la protesta
BAGNARIA ARSA «Il nuovo orario invernale delle Ferrovie delle Stato ha eliminato 11 stazioni delle 40 esistenti, esclusi i capoluoghi di Provincia in Fvg. È chiaro quale sarà il ruolo futuro dei trasporti in questa Regione: servitù di passaggio!». Sale la protesta dei pendolari e, Giancarlo Pastorutti, portavoce del Comitato No Tav Bagnaria, attacca la nuova amministrazione regionale che, «in linea con la precedente», ha proseguito nel piano di razionalizzazione del sistema di trasporto su rotaia sospendendo 11 fermate, per velocizzare e ridurre i tempi di viaggio, invece di investire sul miglioramento e il potenziamento delle linee ferroviarie locali. «Inoltre - spiega, ricordando i disagi dei pendolari - a causa di incapacità gestionale i nuovi treni, acquistati dalla Regione un anno e mezzo fa, dovranno aspettare ancora prima di essere utilizzati. E’ sicuramente importante che un treno sia veloce, ma lo è altrettanto che non si fermi per guasto o per qualche millimetro di ghiaccio e neve, che sia pulito, che gli utenti vengano tempestivamente avvisati di modifiche o cambiamenti e che il servizio venga gestito in modo efficiente. Il numero esiguo dei passeggeri ha causato la razionalizzazione del servizio, ma chiudere alcune stazioni è certamente la soluzione più banale per offrire un servizio di trasporto pubblico efficace. Il cittadino sarà ora costretto a scegliere tra l’autobus e il proprio mezzo (in crescita gli abbonamenti, ndr), questo in entrambi i casi aumenterà il traffico, dimenticando i parametri della Ue che si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra almeno del 20% entro il 2020 e dell’80-95% entro il 2050». «Sulla linea ferroviaria Cervignano–Udine - continua Pastorutti - al momento sono state eliminate tutte le fermate tranne Palmanova. Che senso ha allora pensare al raddoppio quando questa linea è utilizzata solo al 30% del suo potenziale nonostante sia a binario unico? Viene definita “collo di bottiglia”, a indicare una restrizione reale o virtuale, di un qualcosa che genera un rallentamento e serve gli scali “fantasma” di Palmanova e di Cervignano, quest’ultimo la “cattedrale del deserto friulana”: un semplice deposito. Politici e industriali insistono giustificando questa scelta al fabbisogno di infrastrutture e al rilancio dell’economia: c’è invece il rischio che con tale razionalizzazione la rete ferroviaria del Fvg si trasformi solo in una servitù di passaggio». Francesca Artico

martedì 10 dicembre 2013

«La Tav doppia è strategica per la regione»

IL MESSAGGERO VENETO
10dicembre2013
«La Tav doppia è strategica per la regione»
PORDENONE Un asse strategico per l’area manifatturiera della Regione. Una linea ferroviaria ad alta capacità – sulla rete esistente – che consentirebbe di mettere in fila la ferrovia con gli interporti. Per questo la proposta di sdoppiamento della linea Av/Ac, avanzata dall’europarlamentare Antonio Cancian, incassa una prima apertura dal mondo economico. «La proposta avanzata da Cancian durante il convegno di Ronchi, che vede l’alta capacità transitare lungo l’asse della Pontebbana, mi sembra interessante – dice Giuseppe Bortolussi, presidente dell’Interporto di Pordenone -. Ora dovremo approfondire l’argomento con gli operatori economici che gravitano sul Friuli occidentale e nel vicino Veneto, ma soprattutto avviare un confronto costruttivo con la Regione, che su questo tema di importanza strategica ha sempre avuto le idee molto chiare». Una proposta, quella di Cancian, che ha spiazzato molti perché ribalta l’idea che serva costruire una nuova linea e punta sulla possibilità di utilizzare i binari esistenti non in modo transitorio (in attesa di una nuova linea), bensì come soluzione permanente. «Nella piena consapevolezza di quanto ho contribuito a definire e quindi ad approvare a Strasburgo, dopo due anni di negoziato che ho seguito attivamente, dico con molta discrezione e senza alcuna polemica che non serve nè ora nè in futuro nessun nuovo altro tracciato alternativo», premette l’europarlamentare, ricordando anche di non aver espresso «valutazioni sulle proposte di nuovi tracciati ipotizzate in questi anni, compresa quella citata del 2010». Interlocutore non può che essere la politica. «Ci dobbiamo semplicemente fare carico, anche dato il mio ruolo politico in Europa – prosegue -, della scelta politica più volte richiesta e invocata, che separi le merci dai passeggeri a cui seguano interventi di adeguamento per rendere operabile l’alta velocità Passeggeri nella tratta bassa per Portogruaro e l’alta capacità merci in quella alta per Pordenone». Una soluzione definitiva, a detta dell’esponente di centrodestra, che consentirebbe un notevole risparmio economico, «da 7,4 miliardi passiamo a circa 1 miliardo di euro», e garantirebbe una sostenibilità »ambientale e sociale». «Come noto all’altezza di Cervignano si incrociano due corridoi europei (il Mediterraneo e il Baltico Adriatico) che corrono sovrapposti verso Trieste e verso Padova. Poiché sul corridoio mediterraneo il tema della realizzazione dell’Alta velocità passeggeri è fermo da anni per problemi di tracciato e di consumo del territorio – prosegue -, l’idea è quella di separare le merci dai passeggeri all’altezza di Mestre, per poi ricongiungerle a Cervignano dove proseguono verso Trieste. In questo modo servirà lavorare per adeguare l’infrastruttura esistente tra Mestre e Cervignano via Portogruaro e renderla operabile per Av passeggeri, prevedendo per le merci il passaggio via Treviso-Pordenone-Udine sfruttando la linea esistente e parte anch´essa della rete Ten-T globale». Da un punto di vista tecnico, secondo Cancian, non è necessario intervenite in modo invasivo. Per attrezzare le linee si prevede «l’introduzione della tecnologia Ertms 1 per l’alta capacità e dell’Ertms 2 per l’alta velocità, più altri interventi puntuali sulle stazioni». (m.mi.) 

venerdì 6 dicembre 2013

Politica tiepida sulla Tav doppia

IL MESSAGGERO VENETO
06dicembre2013
Politica tiepida sulla Tav doppia
PORDENONE Alta velocità da Venezia a Udine passando per Pordenone? «Posto che per la Ue sono preferibili le relazioni più brevi, si presentano dei problemi nell’attraversamento dei nodi di Pordenone, Treviso e Conegliano, che necessiterebbero di interventi massicci, con aggravio di costi e di tempi, mentre noi abbiamo da rispondere a necessità immediate». La presidente della Regione Debora Serracchiani, si mostra scettica rispetto all’ipotesi lanciata dall’europarlamentare Antonio Cancian. Se l’idea di Cancian, che ha dichiarato di aver verificato la fattibilità dell’ipotesi anche con le Ferrovie, è quella di mantenere l’alta velocità (intesa come linea fino a 200 chilometri orari) sulla linea Pontebbana (ovvero sulla ferrovia che da Venezia collega Pordenone e Udine) fino al capoluogo friulano e l’alta capacità (fino a 160 chilometri orari) lungo l’asse costiero esistente (la Venezia-Portogruaro-Trieste), la reazione della politica appare a dir poco tiepida. E non solo quella. Il commissario straordinario della tratta Venezia-Ronchi, Bortolo Mainardi, cassa la soluzione. «Mi fa piacere riscontrare che anche Cancian condivida quello che il governo, mio tramite, ha espresso ovvero l’intenzione di superare il progetto 2010 trovando una soluzione meno impattante ed economicamente sostenibile. Quanto all’alternativa proposta, però, resto sgomento». Secondo Mainardi la linea Venezia-Trieste «va mantenuta sia per l’alta capacità che per l’alta velocità: il corridoio Mediterraneo lo prevede, così come l’Adriatico Baltico. E poi c’è una questione contingente che è quella dell’ipotesi di un’alta velocità che passi per Treviso, Sacile, Pordenone, Udine. Quali investimenti servirebbero – incalza il commissario – per consentire il passaggio dei treni a 200 chilometri orari nelle attuali stazioni? Bisognerebbe sventrare parti di territorio. Ricordo solo che oggi i treni non possono attraversare queste stazioni a più di 70 all’ora. Ma è la politica che deve decidere cosa fare». Regione e commissario per una volta sembrano d’accordo. E se la Regione crede che il Friuli Vg possa giocarsi la partita bene, ottenendo finanziamenti su entrambi i corridoi (anche l’Adriatico Baltico che è quello che da Udine va verso Vienna), Mainardi crede nell’adeguamento della linea esistente e nella progettazione – in contemporanea – di un quadruplicamento. «L’unico problema, in questo caso, lo vedo sul nodo di Latisana dove probabilmente servirebbe realizzare un tratto in galleria». A questo punto il “boccino” lo hanno in mano Friuli e Veneto che, assieme al commissario e al governo centrale, devono uscire dall’impasse creatasi dalla bocciatura del progetto 2010, quello costiero. A gennaio parte la “gara” per accaparrarsi una fetta dei 23 miliardi a disposizione per le reti Ten-t. E il Friuli, è il caso di dirlo, non può perdere il treno. Martina Milia 

giovedì 28 novembre 2013

Alta velocità, ecco i “paletti” di Latisana

IL MESSAGGERO VENETO
28novembre2013
Alta velocità, ecco i “paletti” di Latisana
LATISANA Impensabile quadruplicare una rete ferroviaria che attraversa il centro abitato, accanto alla quale, nei decenni, si è sviluppata un’intera cittadina. Impensabile che dei treni per l’alta velocità possano transitare per Latisana dove la curva effettuata dai binari poco prima della stazione già adesso costringe i convogli a importanti rallentamenti, che nel caso della Tav “costerebbero” minuti a ogni passaggio. Tutto questo il sindaco di Latisana, Salvatore Benigno, lo andrà a ribadire, domani sera a Portogruaro, nel corso di un convegno organizzato proprio per parlare della Tav e dell’ipotesi, valutata negativamente anche dal Veneto, di spostare il tracciato verso la costa (da Mestre la Tav scenderebbe verso Campalto, Caposile, La salute di Livenza, Portogruaro e San Michele al Tagliamento, per poi rientrare in affiancamento all’autostrada A4 nel tratto friulano). Rimostranze che Benigno assieme ai sindaci di San Michele al Tagliamento, San Giorgio di Nogaro, Palazzolo dello Stella, Precenicco e Muzzana del Turgnano ha già indirizzato ai presidenti delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto (peraltro con il presidente Zaia c’è già stato un incontro), attraverso una lettera che ribadisce la non condivisione dell’ipotesi che stravolge il vecchio progetto Tav, definendo unico punto fermo della questione il progetto di Rfi in affiancamento all’asse autostradale, «un tracciato che ha avuto ampio consenso – ribadiscono i sindaci - e che sta seguendo il proprio iter a Roma». «E’ in atto il tentativo, da parte di alcune amministrazioni, in ciò sostenute dalla giunta regionale, di giungere a una revisione del tracciato Tav sinora previsto, con il potenziamento della linea esistente, anziché prevedere il tracciato affiancato all’autostrada. Un’ipotesi dalle problematiche insormontabili fra le città di Latisana e San Michele al Tagliamento – ribadisce il sindaco Salvatore Benigno -, un’ipotesi a quanto pare fortemente sostenuta dalla presidente Serracchiani che non tiene in nessun conto l’ipotesi di costruire l’alta capacità/velocità accanto all’autostrada A4, sfruttando la programmazione dei lavori per la terza corsia, altro cavallo di battaglia della presidente. Però è anche un’ipotesi progettuale non supportata da nessun approfondimento tecnico che evidenzi i rischi e i benefici per la Bassa friulana». Ma il sindaco Benigno vuole ricordare anche i venti milioni di euro spesi solo pochi anni fa per dotare il ponte ferroviario di un impianto di sollevamento, in caso di eventi di piena del Tagliamento, «ora cosa facciamo – dice -, rimettiamo tutto in discussione perché qualcuno si è sognato di cancellare il tracciato su cui si è discusso per anni, infischiandosene del territorio?». C’è poi l’aspetto politico di tutta questa vicenda che il sindaco di Latisana esamina per ultimo: «In questa battaglia a beneficio dei nostri cittadini dove si trova il Centrosinistra di Latisana? Dopo aver sostenuto un ordine del giorno, approvato all’unanimità dal consiglio comunale, dove a parole la Sinistra si è detta assolutamente contraria al quadruplicamento della linea esistente, non ho più visto nessuna azione di esplicita opposizione alla decisione della giunta regionale di cambiare il tracciato, a danno del territorio di Latisana e dei Comuni contermini. Caro Centrosinistra, se ci sei batti un colpo». Paola Mauro

E i “No Tav” si incontrano a Bagnaria Arsa

IL MESSAGGERO VENETO
28novembre2013
E i “No Tav” si incontrano a Bagnaria Arsa
BAGNARIA ARSA «C’è bisogno di informazione e consapevolezza su dove stiamo andando e soprattutto di esempi positivi». Una testimonianza verrà portata nell’incontro organizzato dal Comitato No Tav di Bagnaria domani, nella ex scuola elementare della frazione di Campolonghetto, con inizio alle 20.30. Alla serata informativa saranno presenti don Albino Bizzotto, fondatore e promotore dei “Beati costruttori di pace” impegnato per la pace, la solidarietà, la salvaguardia del territorio e contro le grandi opere inutili arrivando fino allo sciopero della fame contro la cemetificazione selvaggia nel Veneto; Francesco Vallerani, professore ordinario di geografia alla Ca’ Foscari di Venezia, che parlerà del suo ultimo libro “L’Italia desnuda”. All’incontro parteciperà anche il consigliere regionale Vittorino Boem, presidente della IV commissione del Consiglio del Friuli Venezia Giulia che si occupa di lavori pubblici, edilizia, pianificazione territoriale, viabilità, trasporti e tutela dell’ambiente e del paesaggio. «Oramai con sempre maggior frequenza veniamo colpiti emotivamente da disastri causati da eventi naturali estremi non solo nel mondo, ma anche in Italia - evidenzia Giancarlo Pastoruti, del Comitato No Tav -. C’è il pericolo che questi eventi descritti così minuziosamente dai media a distanza di qualche giorno siano archiviati e passati nel dimenticatoio oppure vengano rimossi per una sorta di fatalismo o rassegnazione. L’aumento della temperatura, il mutamento delle stagioni è un elemento innegabile che prefigura un futuro estremamente incerto talvolta inquietante». «La mano dell’uomo negli ultimi cento anni - continua Pastorutti - ha contribuito a questo cambiamento soprattutto nello sfruttamento smodato delle risorse e del territorio con un consumo di suolo esagerato nonostante sia uno degli elementi fondamentale dell’esistenza umana. Quali sono le azioni che ogni singolo persona può fare per invertire queste abitudini? Dare informazioni!». Francesca Artico

mercoledì 27 novembre 2013

Sulla Tav Riccardi se la prende con la Serracchiani

IL MESSAGGERO VENETO
27 novembre 2013
Sulla Tav Riccardi se la prende con la Serracchiani
«La Serracchiani ci dica quante case bisognerà buttare giù per il quadruplicamento della Tav». Duro attacco del presidente della Comitato legislazione, valutazione e controllo in consiglio regionale, Riccardo Riccardi, alla presidente della Regione, “colpevole”, a suo dire, di portare avanti il progetto del tracciato dell’alta velocità-alta capacità che prevede l'ammodernamento e il quadruplicamento della linea storica, cassando il precedente progetto. «Visto che ha cambiato idea sulla Tav, la Serracchiani ci dica quante case dobbiamo abbattere tra Latisana e Monfalcone per fare questa ferrovia - attacca -. La nostra proposta correva su un percorso esterno altrettanto efficace e funzionale e che non comportava alcun abbattimento di abitazioni. Servono fatti e la giunta farebbe bene a fare una simulazione di impatto sul territorio relativamente al quadruplicamento del tracciato ferroviario nell’area della Bassa friulana per capire realmente quante persone dovranno lasciare alloggi e terre. Queste cose ci deve dire la Serracchiani e se non le sa porti qui le Ferrovie dello Stato a dircelo, magari loro avranno le risposte». Riccardi non ci sta a intervenire sulla linea storica Trieste-Venezia e si schiera con i sindaci dei comuni di San Giorgio, Muzzana, Palazzolo, Precenicco, e Latisana contro questo progetto. (f.a.) 

sabato 23 novembre 2013

Cargnelutti: basta tentennamenti sull’alta velocità

IL MESSAGGERO VENETO
23 novembre 2013
Cargnelutti: basta tentennamenti sull’alta velocità
SAN GIORGIO DI NOGARO «Basta giocare a nascondino, sulla Tav vogliamo sapere se il Pd guarda al futuro o continua a guardare al passato. Diciamo “no” al quadruplicamento della linea: sarebbe una catastrofe che devasterebbe il territorio della Bassa friulana. Bisogna migliorare la linea attuale e confermare la pianificazione fatta dall’allora giunta Illy con tutti i correttivi che nascono dal territorio, tenendo conto che tale pianificazione eviterà di trovarci, in futuro, nell’impossibilità di realizzare un tracciato». È questo l’intervento del vicepresidente del consiglio regionale Fvg, Paride Cargnelutti, durante la discussione sull’iter progettuale della Tav. «Sono sempre più sconcertato dall’inadeguatezza di questa giunta - ha detto - che, invece di prendere decisioni, come chiedono i cittadini, ed avere una visione per il futuro del Fvg, continua a restare ferma dietro le fasi di ascolto. La politica deve ascoltare i comitati, ma deve avere anche un progetto che guardi al futuro per crescere. L’emergenza è proprio quella del trasporto merci e pubblico locale. La cosa più sbagliata, quindi, è cercare di mettere in contrapposizione il pendolarismo con la Tav: il primo deve migliorare, la seconda si deve fare. La politica ha la responsabilità di dover entrare nel merito dei problemi facendo scelte di sviluppo. La nostra regione nel prossimo futuro sarà al centro di due corridoi europei e l’Ue assegnerà i finanziamenti ai paesi che presenteranno progetti». Francesca Artico 

domenica 17 novembre 2013

Pressing a Roma per la Tav, sindaci contro la linea costiera

IL MESSAGGERO VENETO
17 novembre 2013
Pressing a Roma per la Tav, sindaci contro la linea costiera
Il commissario Mainardi annuncia un incontro al ministero per evitare l’attuazione del progetto 2010. «È contestato da Regioni e Comuni, non è economicamente sostenibile e funzionale per il Nordest» 

di Martina Milia  
UDINE. Il tracciato costiero della Tav non è stato ancora scongiurato. Dopo le delibere delle due Regioni (Veneto e Fvg) che chiedono al ministero delle Infrastrutture di studiare un’alternativa, seguirà un pressing congiunto su Roma per far sì che «lo studio di fattibilità condiviso con i sindaci diventi il punto da cui ripartire con la progettazione. Se passa questa volontà il preliminare potrà essere ultimato in 6/8 mesi». Lo ha detto ieri il commissario dell’Av/Ac (alta velocità/alta capacità) Bortolo Mainardi ospite dei Lions club del distretto 108 Ta2 a Concordia Saggittaria. E sul tavolo del commissario anche un’altra richiesta: quella di inserire la linea Casarsa-Portograro, da elettrificare, nella progettazione dei corridoi europei.
La resistenza
Pungolato dal direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, Mainardi ha spiegato che nel giro di qualche settimana ci sarà un incontro tecnico al ministero con i due presidenti di Regione – Debora Serracchiani e Luca Zaia – per cercare di far passare la richiesta, che parte dai territori, di un’alternativa. Fino ad allora il “pericolo” che si proceda con la realizzazione della Tav sulla costa (dopo Mestre toccherebbe Campalto, Camposile, La salute di Livenza, Portogruaro o San Michele per poi rientrare in affiancamento all’autostrada nel tratto friulano) non sarà scampato.
Le criticità
Secondo il commissario il progetto non può essere quello del 2010 perché è contestato in blocco dalle amministrazioni locali, perché non risponde alla logica che l’opera potrà avere a Nordest – di alta capacità e quindi di trasporto merci, non di trasporto persone – e perché non è economicamente sostenibile: «Parliamo di un costo di 44 milioni a chilometro, molto più alto di quello di altre tratte». E poi, come ha ammesso il commissario incalzato da Monestier, le tratte italiane precedenti non sono garantite (per ragioni di fondi e anche di accordi sui progetti) per non parlare di quel che c’è dopo Trieste: il vuoto. E i tempi? «I cantieri dovrebbero partire il prossimo anno per concludersi nel 2023 e sapete a che punto siamo».
La nuova idea
Da qui Mainardi è arrivato ad ipotizzare – ed è questa la via tracciata dallo studio di fattibilità – di lavorare sulla linea esistente e «preparare già la progettazione di un quadruplicamento da realizzare quando ci sarà la saturazione della linea esistente». Una saturazione che non avverrà nel medio termine perché già oggi intervenendo sulla rete esistente «possiamo, risolvendo alcuni nodi come quello di Latisana, arrivare a 200 chilometri orari». La politica in due fasi consentirebbe di risparmiare tempo e denaro: «Anche perché sono le ferrovie che rendono grandi i porti – ha proseguito il commissario – e Trieste e Venezia non possono reggere a lungo la concorrenza degli altri senza un supporto ferroviario». In quest’ottica il commissario invita a mantenere così l’impegno nel corridoio est-ovest e allo stesso tempo spinge la politica a puntare «sul corridoio Adriatico Baltico che si collega con l’Eurasian Bridge, la vera porta per i mercati asiatici».
Le altre linee
In questo contesto i sindaci di San Vito (Antonio Di Bisceglie) e Portogruaro (Antonio Bertoncello) hanno ribadito l’importanza di elettrificare la Casarsa-Portogruaro, linea sempre meno strategica per Rfi, e di farla rientrare nello sviluppo dei corridoi. Il sindaco di Pordenone, Claudio Pedrotti, ha invitato a ragionare sul potenziamento della logistica per rilanciare il manifatturiero valorizzando l’Interporto di Pordenone «assieme a Portogruaro. Possiamo farcela, però, se abbiamo anche un porto che funziona». Se ne parlerà il 29 novembre in un incontro aperto, a Portogruaro, con Debora Serracchiani e Renato Chisso.
Autority
Secondo Mainardi è urgente una regia, quella che lui chiama Autority per le infrastrutture almeno di livello regionale o interregionale perché, «se quattro concessionarie autostradali del Nordest incamerano 1 miliardo dai pedaggi di cui 410 milioni dal traffico pesante», bisogna capire se sono sostenibili investimenti “contemporanei” su opere quali la terza corsia e la Pedemontana veneta da un lato e sull’alta capacità dall’altro. Alla politica la risposta.


sabato 16 novembre 2013

«La Tav lungo la rete esistente, così si riducono anche i costi»

IL MESSAGGERO VENETO
16 novembre 2013
«La Tav lungo la rete esistente, così si riducono anche i costi»
Il commissario straordinario Mainardi illustra il progetto per la linea ferroviaria ad alta velocità. Investimento di 7,4 miliardi. «La politica sia cosciente delle decisioni strategiche per il territorio»  
UDINE. Ha detto no alla linea costiera «perché non trova la condivisione della popolazione» e ha sempre invitato le amministrazioni e i governi di turno a guardare in modo pragmatico l’obiettivo dell’alta velocità ferroviaria, a guardare prima al potenziamento, possibile, della linea esistente.
Perché il progetto Rfi del 2010, da Mestre a Ronchi, è quello di una linea ad alta capacità e perché «si ipotizza una velocità massima di 250 chilometri l’ora, quando oggi, sulla linea esistente, si potrebbero raggiungere i 200 chilometri orari. Di cosa parliamo?».
Bortolo Mainardi, commissario straordinario della linea Av/Ac da Mestre a Ronchi, torna su un tema a lui caro, quello di uno sviluppo infrastrutturale integrato al paesaggio, condiviso dalle comunità e sostenibile economicamente. Lo fa con la schiettezza che lo contraddistingue ma «da professionista – ci tiene a precisare –. A me spetta l’analisi e la proposta, le scelte sono compito della politica».
Commissario pochi giorni fa a Trieste, il Ministero delle Infrastrutture ha confermato la priorità della Tav a Nordest ma ha anche detto che non basta più, che servono nel frattempo interventi che migliorino la linea esistente come l’eliminazione dei passaggi a livello. Le stanno dando retta?
«Naturalmente non posso che apprezzare questa linea, ma non credo che il Ministero si muova in questa direzione perché l’ho detto io. Sta nella logica del buon senso, anche perché in pochi anni il mondo è cambiato e quindi tutte le priorità, anche quelle dei grandi investimenti, vanno riviste sotto una nuova luce. Io parto da un assunto: tutte le opere devono essere compatibili con l’ambiente, devono trovare il consenso della comunità su cui ricadono e devono essere sostenibili finanziariamente».
Requisiti che però non sembrano esserci in Italia. Ce la possiamo ancora permettere un’opera come quella pensata nel 2010?
«Tra le criticità che ho riscontrato c’è sicuramente quella delle risorse e va affrontata in un quadro complessivo. L’investimento per la tratta di cui parliamo è stimato in 7,4 miliardi».
Perché la Tav non è l’unica opera su cui puntare?
«Nel senso che la logica dei corridoi è ben più complessa e che il Friuli Venezia Giulia, per esempio, deve guardare con molto interesse anche il corridoio Adriatico Baltico. E poi gli investimenti ferroviari vanno messi in relazione con quelli autostradali».
Anche il consenso di cui lei parla non è così radicato, basti pensare al movimento dei No Tav ...
«Quando parlo di consenso intendo che le rimostranze delle popolazioni devono essere tenute in debita considerazione, purché sia il rigore scientifico dell’analisi a generare una contrarietà. Non è accettabile invece una posizione ideologica. Nel caso del Veneto e del Friuli partiamo da una sostanziale condivisione sulla necessità di avere una linea ferroviaria moderna e competitiva ed è per questo che non vanno illusi i territorio con progetti dai costi faraonici».
I governatori Zaia e Serracchiani hanno chiesto al Ministero di studiare “una terza via” alternativa al tracciato 2010 della Mestre-Ronchi. È soddisfatto?
«Credo che lo siano prima di tutto i territori e quello conta. La politica ha i suoi tempi, l’importante è che ci sia coscienza nelle decisioni, che si diano risposte concrete ai problemi e non promesse astratte».

domenica 10 novembre 2013

Elettrificazione «opera strategica»

IL MESSAGGERO VENETO
10 novembre 2013
Elettrificazione «opera strategica»
La Regione preme sul governo nazionale per potenziare la tratta ferroviaria Casarsa-Portogruaro
SAN VITO. Da San Vito si preme per l’elettrificazione della tratta ferroviaria Casarsa-Portogruaro, secondo la filosofia che il potenziamento delle infrastrutture deve essere più che mai all’ordine del giorno per favorire la competitività in un periodo di grave crisi: emergono anche indiscrezioni secondo le quali la Regione avrebbe inserito l’elettrificazione della tratta tra le opere di cui chiede finanziamento allo Stato, per la loro funzione strategica. A San Vito l’obiettivo elettrificazione è inseguito – per quanto possibile, considerando le competenze – sin dalla fine degli anni Novanta e negli ultimi anni il pressing, in certi momenti, si è intensificato, contando soprattutto sullo sviluppo dell’Alta capacità e Alta velocità Venezia-Trieste, ma anche – trovando una sponda nella Regione Veneto – del corridoio Adriatico-Baltico.
A che punto siamo? Ufficialmente ancora non sembra muoversi nulla, anche se – indiscrezioni degli ultimi giorni – fonti autorevoli avrebbero riferito che la Regione chiederebbe fondi, tra le altre opere strategiche, pure per l’elettrificazione della Casarsa-Portogruaro. Una cosa è certa. A San Vito si conta di premere ancora di più per questa infrastruttura. Al sindaco, Antonio Di Bisceglie, piacerebbe nascesse una sorta di comitato, composto da soggetti politico-istituzionali, economici e altri portatori di interesse, che si adoperi per «produrre iniziative, pressioni, azioni tali che si mettano i ferri in acqua per raggiungere il risultato – afferma il primo cittadino – prendendo in considerazione anche progetti di finanza o privati che possano intervenire per l’elettrificazione». Un’opera che si ritiene strategica, a San Vito, nell’ambito dei collegamenti con le linee ferroviarie principali, soprattutto quelle ancora da sviluppare, per favorire non soltanto il traffico di passeggeri, ma anche quello delle merci, con un occhio alla zona industriale sanvitese e pure al resto della provincia, per la quale la tratta rappresenta l’unica possibilità di collegamento con la Tav.
«Enti locali, Regione e altri soggetti devono adoperarsi in tutte le maniere a favore della competitività delle nostre imprese – osserva Di Bisceglie –. Infrastrutture, energia e altri aspetti favoriscono il manufatturiero. Oggi c’è bisogno di avviare una serie di interventi straordinari. Quando si va a sbloccare il percorso della Venezia-Trieste dobbiamo fare passare la proposta di ritenere l’elettrificazione della Casarsa-Portogruro come parte integrante del Corridoio V e del corridoio Adriatico-Baltico. Proposta che è già inserita nei programmi sia della giunta regionale sia di quella comunale». E parlando di “azioni” in tal senso, può rientrare nella categoria anche il patrocinio del Comune di San Vito, deliberato dalla giunta, «al convegno – riferisce Di Bisceglie –, promosso dal Lions, che si terrà il 16 novembre, dalle 10 alle 12.30, nella sala Rufino Turranio a Concordia Sagittaria, incentrato su “Infrastrutture, beni naturali e paesaggio dal passato al presente”, che vedrà la relazione di Bortolo Mainardi (commissario straordinario per la Tav Venezia-Trieste) e sarà moderato dal direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier. Dobbiamo creare una forte alleanza, cui sta già lavorando la presidente Serracchiani, tra enti locali e regionali di Friuli e Veneto».
Andrea Sartori


mercoledì 30 ottobre 2013

No Tav accanto all’attuale ferrovia, la protesta si allarga

IL MESSAGGERO VENETO
30 ottobre 2013
No Tav accanto all’attuale ferrovia, la protesta si allarga
SAN GIORGIO Sindaci contro: si espande al Veneto la protesta degli amministratori contrari al potenziamento e ampliamento della linea ferroviaria esistente. Gli amministratori scrivono al presidente del Veneto Zaia, e alla presidente del Fvg Serracchiani, per chiedere un impegno a cassare questo progetto e un incontro congiunto per analizzare le soluzioni inerenti il territorio «e porre delle basi per rassicurare i nostri cittadini». «Le opinioni, spesso distanti, assumono sfumature diverse di settimana in settimana, da intervento a intervento - scrivono i sindaci di Latisana, San Michele al Tagliamento, Precenicco, Palazzolo, Muzzana e San Giorgio - all’interno di un quadro confuso, nel quale si inseriscono le varie prese di posizioni delle Regioni, del commissario Mainardi, e dei sindaci, nonché le notizie che provengono da Roma. È in atto un tentativo, sostenuto da alcune amministrazioni comunali, di giungere a una revisione totale del tracciato, con l’obiettivo di realizzare prima il potenziamento e poi il quadruplicamento della linea ferroviaria esistente. Le nostre amministrazioni e i territori da noi amministrati, non condividono assolutamente questa posizione. Per noi un punto fermo è il Progetto di Rfi in affiancamento all’asse autostradale. Si tratta di un tracciato che ha già ottenuto ampio consenso e che sta seguendo il proprio iter a Roma. Siamo disponibili a valutare e a sostenere accorgimenti tecnici idonei a superare le problematiche esistenti, ma non intendiamo accettare la proposta di ripartire da zero in una visione di quadruplicamento della linea storica». «Le nostre popolazioni hanno avuto modo, in questi anni - continuano -, di assimilare, non senza difficoltà, il tracciato in affiancamento all’autostrada. In alcuni casi non è stato semplice e abbiamo preso atto di un alto senso di responsabilità da parte dei nostri concittadini. Non si può svilire il lavoro svolto e ricominciare daccapo, dimenticandosi, che nei nostri paesi vi è stata una forte urbanizzazione lungo il tracciato della linea storica e, quindi, la nuova progettazione significherebbe demolizione di case, di attività economiche, e deterioramento ambientale. Senza considerare infine, le problematiche tecniche ad oggi insormontabili che il quadruplicamento della linea storica comporterebbe in prossimità dell’attraversamento del Tagliamento tra San Michele e Latisana». Francesca Artico 

domenica 27 ottobre 2013

Il Wwf stoppa il progetto dell’Alta velocità

IL MESSAGGERO VENETO
27 ottobre 2013
Il Wwf stoppa il progetto dell’Alta velocità
UDINE Il Wwf stoppa il progetto Tav e lo ribadisce nelle osservazioni presentate ai Ministeri Ambiente, Beni culturali e Infrastrutture e alla Regione Fvg, inerenti le integrazioni degli studi ambientali depositate questa estate da RFI-Italferr. «Anche queste ultime integrazioni – si osserva – presentano le medesime gravissime lacune e carenze già riscontrate nelle precedenti versioni degli studi, consegnate alla fine del 2010 e nell’estate 2012, sia di contenuti che di metodi legate sostanzialmente ad un’incompleta conoscenza del contesto ambientale in cui la mega opera verrebbe a calarsi, oltre ad una consapevole sottovalutazione degli impatti dell’opera stessa». Il Wwf osserva ad esempio che RFI-Italferr trascura di valutare le conseguenze dell’impatto delle gallerie previste (22 km nel sottosuolo carsico) sulle acque sotterranee e sugli ecosistemi che da queste dipendono. «Si aggiunge un evidente scollamento tra le scelte progettuali e le previsioni di traffico contenute nelle integrazioni. Previsioni che – continua il Wwf – non giustificano affatto la necessità di una nuova linea Av/Ac, bensì semmai interventi graduali di miglioramento della rete esistente (tutt’altro che satura) e di eliminazione di alcuni “colli di bottiglia”: raddoppio Udine-Cervignano, nodo di bivio San Polo, ect. Anche l’analisi costi-benefici (prodotta con quasi tre anni di ritardo) denuncia un grave errore metodologico, che porta a sovrastimare i benefici per quanto concerne il traffico merci. A tale proposito va pur sempre ricordato, tra l’altro, che sulla rete TAV esistente in Italia non è transitato un solo treno merci». Francesca Artico 

venerdì 25 ottobre 2013

No Tav, sindaci sotto accusa: «Assurdo appoggiare il progetto»

IL MESSAGGERO VENETO
25 ottobre 2013
No Tav, sindaci sotto accusa: «Assurdo appoggiare il progetto»
SAN GIORGIO DI NOGARO «La cosa che più ci sgomenta è che i sindaci, anzichè difendere i cittadini dagli assalti speculativi ai loro territori, avallino candidamente progetti come la Tav e ci vengano anche a raccontare che le popolazioni, dei loro comuni, sarebbero favorevoli all’opera. Le popolazioni locali gradirebbero invece avere degni rappresentanti delle istituzioni, in grado di formulare pensieri autonomi e di buon senso, e non sindaci manipolati da burattinai da quattro soldi». Dura la replica dei comitati No Tav della Bassa friulana sulle recenti affermazioni dei sindaci di Precenicco, Latisana, Palazzolo, Muzzana e San Giorgio, in polemica con i colleghi degli altri comuni, contro il potenziamento della linea ferroviaria esistente e l’eventuale quadruplicamento delle linee nei loro comuni, come proposto dal commissario governativo Mainardi, dichiarando di volere portare avanti il progetto 2010 della Tav che, secondo loro, troverebbe il consenso di quasi tutte le amministrazioni comunali, nonché dei cittadini. «Come comitati No Tav - precisa il portavoce Giorgio Guzzon - riteniamo assurdo un eventuale quadruplicamento della linea ferroviaria in comuni che non hanno lo spazio fisico per farlo, a meno che non si vogliano demolire porzioni di paesi. Tuttavia la volontà di portare avanti il progetto 2010 non è certamente meno assurda, infatti trova l’opposizione di tutti gli altri sindaci. Questo spiega già che la Tav non ha senso: porta solo sconquassi ai paesi interessati dall’opera e chiarisce senza ombra di dubbio che l’unica soluzione possibile è ammodernare l’esistente, ove necessario. In tutti questi anni abbiamo svolto un grandissimo lavoro di informazione portando in Friuli i più grandi esperti di trasporti e infrastrutture d’Italia (Ponti, Bettini, Venosi, Cancelli, Cicconi). Tutti hanno stroncato l’opera per due fondamentali motivi: non ci sono né passeggeri né merci per giustificare una spesa folle di tale consistenza. E' sufficiente - continua - adattare con pochi interventi la linea esistente, largamente inutilizzata, (intervenendo nei colli di bottiglia tipo bivio San Polo) per disporre di una rete ferroviaria adeguata, funzionale e efficiente, con risparmi enormi di denaro pubblico. Inoltre la Tav in Friuli sarebbe solo una servitù di passaggio perenne, con impatti ambientali devastanti, senza nessun vantaggio per la popolazione regionale. Lisbona si è ritirata dall’opera per mancanza di fondi, Kiev non la vuole, la Slovenia non la vuole e ha perfino rinunciato ai fondi Ue, molti altri Paesi nicchiano. L’Italia invece, una delle economie più disastrate d’Europa, continua a fare carte false per portare avanti un progetto, costosissimo e impattante a dismisura. Insomma, ci sono soldi solo per effettuare disastri ambientali e favorire lobby - conclude -, mentre i cittadini si vedono portare l’età pensionabile a 70 anni». Francesca Artico 

Le ferrovie in Fvg oggi un incontro sulle prospettive

IL MESSAGGERO VENETO
25 ottobre 2013
Le ferrovie in Fvg oggi un incontro sulle prospettive
“Ci sarà futuro per le ferrovie locali in Friuli Venezia Giulia? Questo è il tema dell’incontro organizzato dal comitato No Tav Bagnaria con la partecipazione di Maurizio Ionico, amministratore unico delle ferrovie Udine–Cividale, Alessandro Puhali e Alberto Gava del sindacato Orsa, questa sera, alle 20.30, nella sala parrocchiale di Bagnaria. Nel Piano del trasporto pubblico locale (Tpl), approvato nell'ultima seduta della giunta regionale prima delle elezioni la scorsa primavera, è previsto un taglio di 10 piccole fermate ferroviarie in tutta la Regione per privilegiare i treni regionali veloci che verranno sostituiti da “corse automobilistiche”. In particolare, sulla Udine-Cervignano sono previsti i tagli delle fermate di Strassoldo, Sevegliano, Santa Maria la Longa, Santo Stefano Udinese e Lumignacco. «In una intervista - spiega Pastorutti, No Tav Bagnaria - l'ad delle Ferrovie dello Stato ha affermato è meglio che lo Stato finanzi un taxi per i pochi passeggeri che ci sono piuttosto che un treno che costa cento volte tanto. Quindi tutti in bus o in taxi a intasare il traffico? (f.a.) 

sabato 19 ottobre 2013

Tav, 5 sindaci contro il potenziamento

IL MESSAGGERO VENETO
19 ottobre 2013
Tav, 5 sindaci contro il potenziamento
«L’impressione è che il tavolo dei sindaci, nato per risolvere le problematiche di parte del territorio, si sia trasformato in uno strumento di pressione per giungere ad una revisione totale del tracciato, con l’obiettivo di realizzare prima il potenziamento e poi il quadruplicamento della linea esistente»: è quanto rimarcano, riferendosi alla Tav, i sindaci di Latisana (Benigno), San Giorgio (Del Frate), Palazzolo (Bordin), Muzzana (Gallo) e Precenicco (Occhilupo). Ebbene, le nostre amministrazioni - si legge in una nota congiunta - e i territori da noi amministrati non condividono assolutamente questa posizione. Per noi vi è un punto fermo: il progetto Rfi del 2010. Si tratta di un tracciato che ha ottenuto il consenso di pressoché tutte le amministrazioni comunali interessate e che sta seguendo il proprio iter a Roma. Si tratta di un punto di partenza, ma anche di un punto di arrivo, nel senso che se siamo disponibili a valutare e sostenere accorgimenti tecnici e ingegneristici idonei a superare le problematiche che coinvolgono parte del territorio, altrettanto non lo siamo a ripartire da zero in una visione di quadruplicamento della linea storica». «Le nostre popolazioni - affermano i cinque sindaci - hanno avuto modo, in questi anni, di assimilare e accettare il tracciato 2010. In alcuni casi non è stato semplice e abbiamo preso atto con orgoglio di un alto senso di responsabilità da parte dei nostri concittadini. Non si può svilire il lavoro di tre anni e ripartire da zero, dimenticandosi che nei nostri comuni vi è stata una forte urbanizzazione lungo il tracciato della linea storica. Un suo quadruplicamento significherebbe demolizione di case e di attività, sventramento dei paesi e deterioramento ambientale. Senza considerare problematiche tecniche ad oggi insormontabili quali il quadruplicamento della linea storica in prossimità dell’attraversamento del Tagliamento a Latisana e le relative conseguenze in termini di sicurezza idraulica che ciò comporterebbe per l’intera cittadina. Pertanto - conclude la nota - ribadiamo con fermezza la posizione nostra e delle nostre amministrazioni: pieno sostegno al progetto Rfi 2010 e contrarietà assoluta ad un’ipotesi di quadruplicamento della linea storica. Chiediamo al presidente della Regione di fugare ogni dubbio e di sostenere pubblicamente questa posizione». 

venerdì 18 ottobre 2013

Tav, Fvg in linea con il Veneto

IL MESSAGGERO VENETO
18 ottobre 2013
Tav, Fvg in linea con il Veneto
di Laura Pigani 
UDINE La “terza via” della Tav piace anche al Friuli Venezia Giulia, che chiede un’integrazione progettuale al tracciato alternativo nel tratto tra il fiume Tagliamento e Cervignano, in affiancamento alla linea ferroviaria già esistente. Lo ha deliberato ieri la giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente Sara Vito, nell’ambito della procedura statale di valutazione di impatto ambientale della Tav. L’integrazione al progetto di Alta velocità-alta capacità mira, dunque, a trovare un percorso alternativo sulla scia di quanto già deciso in Veneto, che ha optato per una “terza via” fra la “litoranea” e il progetto originario di affiancamento all’autostrada, cioè un percorso parallelo all’attuale linea ferroviaria. Una richiesta con la quale il Fvg vuole «fare sistema» con il Veneto, con conseguenti vantaggi economici e logistici. «Intendiamo riservare particolare attenzione alla sostenibilità ambientale dell’attraversamento dei centri abitati e – spiega l’assessore –, parallelamente, individuare con precisione il punto di contatto della linea tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, tenendo in debita considerazione il fatto che la giunta regionale del Veneto, in un proprio atto di indirizzo all’inizio di ottobre, ha optato per l’affiancamento alla linea esistente». Lo studio dovrà essere predisposto da Rfi. E priorità è stata data anche al raddoppio della linea Palmanova-Udine, «un intervento migliorativo che non sia in prospettiva incompatibile con la Tav». La delibera della giunta definisce il raddoppio della Palmanova-Udine «prioritario dal punto di vista temporale», così come la realizzazione delle interconnessioni in località Bivio San Polo «in quanto coerente con le strategie di sviluppo trasportistico del Fvg», una fermata ferroviaria prospiciente il polo intermodale di Ronchi dei legionari e interconnessioni al Bivio di Aurisina. Il provvedimento, inoltre, per quanto riguarda il Bivio San Polo, richiede di valutare la possibilità di una semplificazione progettuale, che consenta una riduzione degli impatti con una contestuale ottimizzazione della rete, anche in funzione del collegamento con il Porto di Monfalcone, con una soluzione a scavalco. Sempre rimanendo in tema di trasporti, la giunta ha deliberato anche in merito ai rinnovi contrattuali dei dipendenti delle Ferrovie Udine Cividale, che beneficeranno della copertura statale per il settore del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’assessore regionale alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro, con il documento si modifica il regolamento emanato con decreto del presidente della Regione nel 2007, così da includere anche le Ferrovie Udine Cividale tra le società destinatarie delle risorse statali erogate dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti a titolo di compartecipazione degli oneri derivanti dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro, che la Regione trasferisce alle aziende di trasporto pubblico locale ai cui dipendenti si applica il contratto nazionale degli autoferrotranvieri.